SETIRIA

QUANTE STREGHE

giovedì 7 agosto 2064

SETIRIA la strega bianca

Mi chiamo Setiria, ho deciso di raccontarvi la mia storia.
Sono nata circa 300 anni fa, nel medioevo sono stata una “STREGA” morta sul rogo.
Ero una strega bianca, cioè trattavo solo di magia bianca, quella per intenderci che guariva, che aiutava usando erbe e semplici frasi magiche tramandate di generazione in generazione.
Ho scoperto di essere una strega molti anni fa, ma solo oggi ho deciso di uscire allo scoperto.
Sono una persona fondamentalmente pragmatica e razionale, quindi molto scettica ma diverse volte ho avuto prova dei miei poteri.
Sogni premonitori, flash, lettura delle carte mi hanno dato la prova di chi ho sempre saputo di essere: una strega bianca!
Non è facile scrivere e presentarmi per chi sono ma ormai ho avuto l’ennesima prova pochi giorni fa, ne sono ancora scossa!
Ogni volta che provo a fare qualcosa, leggere le carte, toccare vecchie foto o entrare in una casa sento cosa e chi è passato da quel luogo, così è stato la settimana scorsa.
Ma prima di raccontarvi questa mia ultima avventura devo tornare indietro nel tempo, fin da quando ero piccola quando le prime premonizioni iniziarono a presentarsi nei miei sogni notturni.
Avevo solo tre anni, per un periodo i miei genitori m’iscrissero ad un collegio gestito dalle suore. Fu un periodo molto breve, ma solo perché io provai più volte a scappare. Visto il mio carattere ribelle ed una famiglia alle spalle le suore decisero che non potevo frequentare un collegio dove la maggior parte delle bambine erano orfane e ubbidienti.
Per me fu comunque un periodo particolare dove i primi sogni iniziarono a rendermi le notti insonni. Ero troppo piccola per capire, solo oggi a distanza di quaranta anni capisco:
una notte il mio sonno fu scosso da un rumore, nella camerata eravamo in 15 tra piccoline e più grandi. Aprii gli occhi ma tutte dormivano, scesi dal letto (con fatica visto che i letti erano per adulti) e con i piedi nudi mi diressi verso il grande letto a baldacchino della suora che dormiva con noi.
Mi avvicinai alla spessa tenda che isolava la suora e guardai dentro, la vidi, era girata di spalle, sulla schiena scendevano lunghi e neri capelli, sul comodino un libro nero ed una croce.
Con le mie piccole mani toccai quella croce presa da un desiderio irrefrenabile e sentii improvvisamente un calore scendermi dentro, dolore misto a qualcos’altro che non capii.
Tornai nel mio letto facendo attenzione di non far rumore.

Il giorno dopo giunse una persona a parlare con la suora della mia camerata, questa partii immediatamente, seppi che era morta durante la notte la sua mamma….

A quel tempo non associai assolutamente l’episodio notturno ad una sorta di premonizione, oggi mi rendo conto che quello era stato solo l’inizio di vari avvenimenti, casi, coincidenze che avrebbero costellato la mia vita fino ad oggi a riprova del mio potere o dannazione!

mercoledì 22 aprile 2009

Sognare la madonna...ed io l'ho sognata stanotte!

Ho sognato che la Madonna mi sorrideva con gli occhi...
Mi sono svegliata con una grande fiducia nel cuore e nella mente, ecco il significato del sogno:

La Madonna nei sogni esprime aspetti del femminile interiore fra i quali maternità e sacrificio, amore ed oblazione, potere e sacralità, fiducia e consolazione. Presta la sua immagine a tutti i contenuti della psiche che hanno contatto con la sicurezza e la spiritualità, che sanno raccogliere e leggere i segnali della vita, che sanno trovare risposte.

La Madonna che compare nei sogni è rappresentazione simbolica di un aspetto del sognatore che emerge allo scopo di consolarlo con la sua energia amorevole e materna, di incoraggiarlo con messaggi, di guidarlo con indicazioni, di rispondere alle sue paure ed incertezze. E’ una parte molto potente che può avere effetti di guarigione e di cambiamento.

Una parte che sa “fare miracoli” e che per questa ragione riconnette l’individuo al suo potere personale, all’importanza della creatività e all’accettazione viscerale della vita e delle esperienze che questa porta.

domenica 7 dicembre 2008

LE STREGHE

Le streghe
di Behringer Wolfgang
Prezzo: € 11.00
Disponibilità: Normalmente disponibile in 1/2 giorni lavorativi

Streghe. La riscossa delle donne d'Italia

Autore/i: Lilli Gruber
Editore: Rizzoli
Prezzo deastore.com (info) € 19.50
Formato: Libro rilegato
Data di pubblicazione: 2008
Disponibilità (info) 5 giorni lavorativi

Cronologia sulle streghe di Milano

di Paolo Colussi

1147
Entra nel Decretum Gratiani prendendo il nome di "Canon Episcopi" il più antico testo contro le streghe. Attribuito tradizionalmento al Concilio di Ancira del 314 è stato compilato probabilmente nel IX secolo e compare in opere del X ed XI secolo.
1184
Conferenza a Verona tra Federico Barbarossa e papa Lucio III che stabilisce il legame tra chiesa e autorità civili per la repressione delle eresie. Le modalità repressive trovano poco dopo la loro codificazione nella decretale Ad abolendam.
1218
Secondo il Cathalogus chronologicus fidei questor Mediolani in quest'anno inizia a Milano l'attività del tribunale dell'Inquisizione.
1233
22 aprile
Breve di Gregorio IX che affida ai domenicani la giurisdizione sul Nord Italia per quanto riguarda i processi penali contro gli eretici, affiancandoli ai vescovi.
12 giugno
Bolla Vox in Rama di Gregorio IX nella quale per la prima volta vengono citate e condannate pratiche di stregoneria, relative alla Germania. Si parla di omaggio al demonio, profanazione dei sacramenti, balli, banchetti e orge sessuali, metamorfosi animali. Per una descrizione completa del sabba manca ancora la rinuncia a Dio e alla fede e soprattutto la modalità di raggiungimento in groppa ad animani o a cavallo di un bastone dopo essersi spalmato il corpo con un unguento.
1320
(data incerta) Bernardo Gui, nel suo Manuale dell'Inquisitore, cita al capitolo VI "sortilegi, divinazioni e invocazioni" facendo rientrare le pratiche di stregoneria nell'ambito dell'eresia.
1327
Bolla "Super illius specula" di papa Giovanni XXII con la quale viene conferita valità universale alle precedenti raccomandazioni indirizzate a chiese locali per la lotta alla stregoneria. Con questa bolla inizia ufficialmente la caccia alle streghe da parte della Chiesa, tramite l'Inquisizione.
1330
Tra il 1330 e il 1340 vengono celebrati numerosi processi per stregoneria nella Francia meridionale, nella zona di Toulouse e Carcassonne. In questi processi si parla per la prima volta di "sabba".
1332
Agli anni 1332-1342 risale il più antico documento processuale italiano relativo a un caso di stregoneria: il Consilium di Bartolo da Sassoferrato al vescovo di Novara (poi arcivescovo di Milano) Giovanni Visconti in merito ad una strega di Orta.
1375
28 luglio
Processo per stregoneria contro Gabrina degli Albeti nella città di Reggio Emilia, dal 1371 sotto la signoria di Bernabò Visconti. E' il più antico processo di questo tipo celebreto in Italia di cui ci restino i verbali.
Il nome "Gabrina" diventerà in seguito (Ariosto, Straparola e altri) sinonimo di strega.
1376
Il domenicano catalano Nicolas Eymerich scrive il Directorium inquisitorum.
1385
16 settembre
Sentenza e condanna da parte del podestà di Milano Carlo Geno di Gaspare Grassi da Valenza, accusato di essere "pubblico negromante, incantatore di demoni, uomo di eretica pravità e relapso nella abiurata eresia".
La condanna viene eseguita nel Broletto Nuovo davanti a una grandissima folla. E' la prima esecuzione capitale a Milano per questi reati della quale resti memoria.
1390
26 maggio
Processo e condanna al rogo di Sibillia Zanni per stregoneria da parte dell'inquisitore di Sant'Eustogio fra' Beltramino di Cernuscullo. Sibillia Zanni, come Pierina de' Bugatis, che verrà condannata due mesi dopo, confessa di aver partecipato al "gioco di Diana, che chiamano Erodiade". Le due donne affermano di aver chiamato Madama Horiente la signora del gioco. [ASCMi, Registro della sentenze criminali. Cimeli, 147, f.51rss]
21 luglio
Processo di Pierina de' Bugatis in Sant'Eustorgio per stregoneria. La condanna sarà pronunciata il 13 agosto.
[ASCMi, Registro della sentenze criminali. Cimeli, 147, f.53 ss]
1416
Processi di massa contro le streghe nel comasco. L'inquisitore Antonio da Casale consegna, solo in quest'anno, ben 300 streghe al braccio secolare perché vengano bruciate.
1431
Iniziano i processi per stregoneria in val Leventina. Poco più tardi inizieranno numerosi processi anche in Valtellina. I processi si intensificano all'epoca di Francesco Sforza.
1437
(data incerta) Johann Nyder scrive il Formicarius (formicaio).
1460
Gerolamo Visconti, provinciale della provincia domenicana di Lombardia dal 1465 al 1478, anno della sua morte, scrive intorno a quest'anno i due trattati Lamiarum sive striarum opusculum e Opusculum de striis basati sui processi per stregoneria svoltisi in S. Eustorgio in quegli anni. Nei trattati si afferma con decisione che il gioco di Diana si verifica realmente e non è una semplice illusione. Sempre in questi anni in Francia Pierre Mamoris scrive il Flagellum maleficorum.
1470
Giordano da Bergamo scrive la Quaestio de strigis.
1471
30 gennaio
Galeazzo Maria Sforza assiste a Monza all'esecuzione di Caterina de Pilli detta Ruggiera da Bergamo. L'esecuzione, decretata il 30 agosto dell'anno precedente, era stata rinviata su richiesta del duca che era interessato ad assistere all'avvenimento.
1483
Negli anni 1483-85 numerosi processi contro le streghe vengono celebrati a Bormio, con grande risonanza in Europa.
1484
9 dicembre
Bolla "Summis desiderantes affectibus" di papa Innocenzo VIII con la quale il papa sollecita un'azione energica contro le streghe e si proclama convinto della realtà effettiva del sabba. Da questa bolla proviene il mandato ai domenicani tedeschi Sprenger e Istitoris di redigere il Malleus maleficarum (1486), il più autorevole manuale contro le streghe ad uso degli inquisitori.
1489
Il giurista svizzero Ulrich Molitor pubblica il De lamiis et phitonicis mulieribus nel quale si confuta il carattere reale dei voli e dei sabba. Il libro è corredato da sette famose xilografie che illustrano le azioni delle streghe.
1490
13 settembre
Viene bruciata in Broletto una Antonia da Pallanza come strega.
1496
24 ottobre
Giovanni da Beccaria informa Ludovico il Moro di aver trovato a Sondrio uno stregone di 80 anni (professionalmente molto accreditato!) che avrebbe potuto svelare al duca "qualche malignitade".
1499
Fernando de Rojas, ebreo convertito spagnolo, pubblica a Burgos la Tragicommedia di Calisto e Melibea, meglio nota come La Celestina. Questa commedia, ancora oggi famosa, ha come protagonista una strega.
1505
Samuele di Cassinis pubblica un opuscolo a Milano nel quale si nega la realtà degli atti di cui erano accusate le streghe. Gli risponde l'anno seguente il domenicano pavese Vincenzo Dodo difendendo il punto di vista degli inquisitori.
1510
In Valcamonica vengono giustiziate 60 streghe e numerosi stregoni.
1514
Nel territorio di Lugano e Mendrisio si verifica una grande caccia alle streghe, si parla di 300 donne arse sul rogo. E' un episodio famoso, spesso citato in seguito negli scritti contro l'Inquisizione, ma poco documentato.
1515
13 febbraio
Viene bruciata in S. Eustorgio una Giovannina (forse una strega).
1517
4 agosto
Si abbattono su Milano delle "tempeste terribili". Si forma subito la leggenda che quelle tempeste fossero state provocate da sette streghe bruciate nella stesso giorno a Orago e a Lomazzo. [Giovanni Andrea Prato, Storia di Milano]
1518
Numerosi processi e roghi di streghe in Valcamonica. Si parla con insistenza di sabba al Monte Tonale, che sarebbe stato il luogo di riunione preferito dalle streghe del Nord Italia in questi anni. A partire da quest'anno fino alla peste del 1524 i processi si susseguono molto numerosi in tutta la Lombardia. Celebre il caso di Benvegnuda detta la Pincinella di Nave (Brescia) anche perché si sono conservati gli atti del processo, riportati nei Diarii di Marin Sanudo il Giovane.
1519
24 luglio
Viene bruciata in S. Eustorgio una Simona Ostera di Porta Comasina.
1523
Dopo aver assistito ad alcuni processi per stregoneria tenuti a Bologna, Giovan Francesco Pico della Mirandola scrive il dialogo "Strix, sive de Ludificazione Daemonum" nel quale viene sostenuta la tesi dell'esistenza dei poteri reali delle streghe.
1536
Paolo Grillando pubblica il Tractatus de hereticis et sortilegiis citando numerosi casi di stregoneria tra cui alcuni relativi al noce di Benevento. Il trattato, molto citato in seguito, venne perà anche criticato da molti intellettuali dei Rinascimento come Andrea Cesalpino, Gerolamo Cardano e Giovan Battista Della Porta.
1542
22 maggio
Bolla di convocazione del Concilio di Trento.
21 luglio
Con la bolla Licet ab initio, il papa Paolo III riforma l'Inquisizione romana, dandole un assetto più centralizzato e più efficiente, sul modello dell'Inquisizione spagnola.
21 ottobre
Viene bruciata in S. Eustorgio Lucia da Lissono.
1550
Gerolamo Cardano pubblica il De subtilitate. Nel libro XVIII, de mirabilibus, a p. 909 dell'edizione del 1611, parla delle carenze di almentazione che provocano disturbi mentali nelle donne accusate di stregoneria e descrive le sostanze con le quali vengono composti gli unguenti.
1558
17 aprile
Papa Paolo IV rende definitivo il trasferimento del tribunale dell'Inquisizione di Milano da S. Eustorgio a S. Maria delle Grazie, già avvenuto di fatto da alcuni anni.
1563
Filippo II decide di introdurre l'Inquisizione spagnola nello Stato di Milano. Di fronte alle vivaci proteste della città e del nuovo arcivescovo Carlo Borromeo deve però recedere dalla sua decisione.
7 dicembre
Carlo Borromeo viene consacrato arcivescovo di Milano.
1568
Carlo Borromeo chiede la cattura a Dumezia (Luino) di Domenica di Scappi, detta la Gioggia, "denontiata al offitio della sanctissima Inquisitione per stria notoria".
Nel corso del primo Concilio Provinciale indetto da Carlo Borromeo viene approvato il decreto De magicis artibus, veneficiis divinationibusque prohibitis.
1569
Processo a Lecco contro otto streghe. Contrasti tra il Borromeo, che insiste per la condanna, e il Senato milanese.
1579
Il medico Johann Wier, discepolo di Agrippa, scrive il De lamiis, un trattato che considera le streghe "vecchie melanconiche non padrone dei propri sensi, e a causa dei loro cervelli sconvolti credono di fare cose impossibili". Il testo venne violentemente attaccato da Jean Bodin nella sua Démonomanie des sorciers (1580).
1583
Visita pastorale del Borromeo in val Mesolcina. Al seguito della visita vengono arrestate 150 persone per stregoneria. Di queste, 11 vengono condannate al rogo: il prevosto e dieci donne.
1593
Martino Del Rio pubblica le Disquisitionum magicarum libri, l'ultimo grande manuale per gli inquisitori.
1595
Nicolas Rémy (Remigius) pubblica la Daemonolatria. L'autore era soprattutto noto come giudice: in 15 anni, dal 1576 al 1591 aveva condannato a morte per stregoneria in Lorena circa 900 persone.
11 giugno
Federico Borromeo viene consacrato arcivescovo di Milano. Entra in Milano il 27 agosto.
1598
La città di Milano pensa di istituire un carcere apposito per le streghe nella Torre dell'Imperatore nell'attuale via Santa Croce. Tra il 1598 e il 1600 vengono versate a questo scopo le prime 3252 lire nel Banco di Sant'Ambrogio. Tra i promotori dell'iniziativa il cardinale Federico Borromeo.
1599
22 dicembre
Viene bruciata come strega in Ponte Vetero Marta de Lomazzi.
1601
1 aprile
Fra' Agostino Galamini da Bresighella, inquisitore generale, emana l'Editto generale per il Santo Officio dell'Inquisizione di Milano. In questo editto, che impone la denuncia (non anonima però!) di eretici e giudei, descrive in questo mode le pratiche di necromanzia: "far sacrificio al Demonio, o giurare fedeltà, o essercitare incanti, magie, maleficii, stregherie, sortilegii, et altre attioni simili, o pur tentare rimedii, o medicamenti diabolici, con segni o parole inconite, o portando sopra di se anelli, o altre cose, ...".
1603
10 giugno
Vengono bruciate come streghe alla Vetra Isabella Arienti, detta la Fabene, e Gabbana la Montina. Si suppone che in questo periodo ci siano state a Milano altre esecuzioni non registrate nei documenti.
1608
Fra' Francesco Maria Guaccio, dell'ordine di S. Ambrogio ad Nemus, pubblica a Milano il Compendio delle stregonerie (Compendium maleficarum) corredato da numerose incisioni.
giugno
Epico scontro con il Demonio di Federico Borromeo a Claro, presso Poleggio, luogo prediletto dalle streghe per il loro raduni. Il Borromeo vi pianta una croce e intima ai diavoli di non congregarsi più in quel luogo. I diavoli si vendicheranno nell'agosto 1613 assalendo il Cardinale sul monte Piottino con una terribile tempesta.
1611
21 giugno
Viene bruciata alla Vetra Doralice de' Volpi.
25 giugno
Viene bruciata alla Vetra Antonia de' Santini
29 giugno
Il governatore di Milano Juan de Velasco invia una lettera a Francesco de Castro, ambasciatore della Spagna presso il Papa, dove lamenta l'inerzia dell'Inquisizione contro le streghe e descrive la gravissima situazione di Milano infestata da streghe e malefiche.
13 luglio
Lettera del governatore Velasco ai magistrati cittadini per raccomandare l'acquisto della Torre dell'Imperatore, al fine di istituire un carcere per le streghe.
1617
4 marzo
Al termine di una famoso processo durato alcuni mesi, viene bruciata alla Vetra come strega la fantesca pavese Caterina de Medici, accusata di aver tentato di avvelenare il suo padrone, il senatore Luigi Melzi.
Per l'occasione viene costruita per la prima volta una Baltresca, un palco per l'esecuzione, che consentiva alla grande folla dei presenti di assistere allo strangolamento che precedeva il rogo.
1620
9 maggio
Viene bruciato alla Vetra come stregone Giacomo Guglielmotto.
10 giugno
Vengono bruciate come streghe alla Vetra Angela dell'Acqua e Maria de' Restelli.
7 agosto
Il Consiglio di Provvisione di Milano decide di destinare alla "rifettione delle chiese parrochiali di questa Città" le 3252 lire accantonate per il carcere delle streghe. L'iniziativa viene così abbandonata.
1623
20 marzo
Bolla Onnipotentis Dei che segna una svolta nell'atteggiamento della Chiesa nei confronti delle streghe. In questo, come in altri documenti contemporanei, si condannano i processi sommari o basati su indizi minimi e si raccomanda di condannare solo coloro che si sono resi colpevoli di venefici e altri reati contro le persone. Le esecuzioni comunque continueranno ancora per più di un ventennio.
1630
1 agosto
Vengono giustiziati come untori in piazza Vetra Gian Giacomo Mora e il Piazza. Viene innalzata la Colonna infame al posto dov'era la casa del Mora.
1631
Il gesuita tedesco Friedrich Spee pubblica la Cautio criminalis sostenendo l'innocenza delle streghe e propugnando la fine delle persecuzioni, che vennero notevolmente attenuate nel territorio dell'Elettore di Magonza.
1634
Processo in Francia contro Urbain Grandier e le Orsoline del convento di Loudun. Questo processo, uno degli ultimi celebrati in Francia, è stato reso famoso nel nostro secolo dal saggio di Aldous Huxley, I diavoli di Loudun.
1641
12 novembre
Vengono bruciate alla Vetra come streghe Anna Maria Pamolea, padrona, e Margarita Martignona, sua serva. Sono le ultime due streghe condannate a Milano. I processi per stregoneria continueranno ancora per ottant'anni nelle valli alpine, fino al 1721.
1680
30 luglio
Viene strangolato e bruciato in piazza Santo Stefano Maggiore Carlo Maurizio Anna, per reati di competenza civile.
Era anche accusato di "infami scritti, sortilegi, Magici, Diabolici qualificati che teneva, e respettivamente praticava".
1692
Nella cittadina di Salem, nella Nuova Inghilterra, si scatena l'ultima grande caccia alle streghe nella quale sono coinvolti emigrati protestanti inglesi e olandesi, pellirosse e schiavi negri. Si conclude con la condanna a morte di 19 persone.
La vicenda è stata raccontata da Arthur Miller nel dramma Il crogiuolo all'epoca del maccartismo (1952-53).
1749
Si apre tra dotti una polemica sull'esistenza della streghe. Emerge per la prima volta ufficialmente con il libro di Girolamo Tartarotti "Congresso notturno delle Lammie" e con gli scritti di Scipione Maffei la posizione illuminista che considera il fenomeno una credenza fantastica, opera di "cervelli pazzi e teste strambe".
1788
giugno
Tra giugno e agosto vengono bruciati nel chiostro di S. Maria delle Grazie, per volere dell'imperatore Giuseppe II, tutti i documenti relativi all'Inquisizione di Milano, che coprivano il periodo 1314-1764.

LA VOCE DELLE STREGHE


«I documenti raccontano »
Roberto GrassiMilano: Viennepierre edizioni /
Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, 2007192 pp.,
€ 15,00
ISBN 978-88-7601-074-3

STREGHE a Nogaredo- Cronaca di un processo di Lamie

di Andrea Romanazzi
Il termine strega nasce da molto lontano, da un immaginario uccello notturno, simile ad un gufo, chiamato strix dai latini, che, secondo la tradizione, penetrava nelle case per cibarsi del sangue dei bambini. Questa è l’origine del successivo termine striges e dunque strega. Ma chi erano veramente le streghe. La stregoneria, come documentato nei primi scritti sulla materia, affonda le sue radici nel paganesimo, e in particolare negli atavici ricordi di un culto mai del tutto scomparso, quello della Dea Madre i cui rituali di fertilità e procreazione[1], andarono lentamente mutando nel tempo, perdendo così la loro antica origine religiosa. In questa ottica vedremo le “streghe” come quello che resta delle antiche sacerdotesse della dea, donne legate ad antichi rituali tramandati dalle madri alle figlie da tempo immemorabile e legati ai rituali di campagna. La religione cristiana ha da sempre cercato di opporsi alle forme di paganesimo che, mai dimenticate, rimanevano ben radicate negli usi e nelle abitudini dei paesi di campagna. Nel 452 il concilio di Nicea condannò ufficialmente il culto delle pietre, ma questo non bastò per cancellare pratiche religiose ben radicate tra le popolazioni, successivamente nel 789 il Concilio di Tours proibì nuovamente qualunque rituale legato ai culti naturali, ma anche queste norme rimasero disattese. Una data piuttosto importante è il 314, dove al Concilio di Ancira il monaco Graziano presenterà il Canon Episcopi, fino al 1000 il più importante riferimento nella lotta al paganesimo. E’ qui che troveremo una ulteriore traccia di quei riti popolari di cui successivamente si traviserà la memoria. A differenza dei trattati successivi, infatti, si collega la stregoneria al culto pagano di Diana, retaggio di una antica religione mai del tutto cancellata, le streghe erano considerate semplici donnine superstiziose e l’accusa non era tanto di malefici quanto di essere ritenute della pagane legate a rituali falsi e menzonieri. Se dunque fino al Medioevo i processi erano di poco interesse e forte era la tolleranza, nel 1500 il modus agendi cambia radicalmente, i processi entrano nei tribunali e nel 1525 viene autorizzata dal Papa la tortura per estorcere le confessioni, il rogo come punizione finale. Le streghe non sono più semplici superstiziose e donne ignoranti ma spesso gente di basso ceto accusata per semplici gelosie o inimicizie, o come capro espiatorio di strane malattie, alluvioni, siccità e di qualunque evento dannoso colpiva la comunità. Era questo il segno che in essa si annidava la serpe del diavolo: la strega. Nel XIII secolo nasce la vera e propria caccia a questa “novella strega”. Nel 1484 sarà papa Innocenzo VIII a dal inizio, con la sua bolla Summis desiderantes affectibus, alla infausta caccia, ratificata poi dal tristemente famoso Malleus Maleficarum dei due domenicani Jacob Sprenger e Heirich Kramer. tra il XIV e il XVII sec. nove milioni di donne furono trucidate spesso perché colpevoli di semplici superstizioni.

E’ forse nel gotico borgo di Nogaredo che troveremo un chiaro esempio di questa “lamia”, non l’amante del diavolo, bensì una semplice donna di campagna la cui ignoranza e le cui invidie saranno la sua condanna al rogo. La vicenda ha inizio il XXIV Novembre del 1646, data in cui si diede inizio a quello che sarà denominato “Processo Criminale per la Distruzione delle streghe”. In questa data infatti Maria di Nogaredo, nota con il soprannome di Mercuria, accusata di stregoneria per aver aiutato ad abortire una ricca donna del paese, la marchesa Bevilacqua, addita Domenica Chemelli, nota con il soprannome Menegota, e sua figlia Lucia, moglie di Antonio Cavaden di esser anche loro ree. In realtà, come si può ben leggere tra le righe delle numerose confessioni poi estorte alla Mercuria, tra le donne vi era solo una forte inimicizia nata da un battibecco pubblico nella piazza del paese su della canapa che, secondo Domenica, era stata rubata lei proprio dalla sua accusatrice. Epidemie, carestie, ma spesso complotti e gelosie, erano il vero inizio di processi interminabili che portavano a torture e alla morte di molti abitanti di piccole comunità dove ancora forte regnava la paura e il soprannaturale. Mercuria pensava di poter denunciare e dunque vendicarsi delle due donne senza che per lei ci sarebbe stato alcuna accusa, ma la verità è ben lontana, tra i tormenti e il crepitio delle sue ossa sottoposte alla tortura della corda, durante l’interrogatorio del 15 Novembre, confessa di esser una strega, iniziata proprio da Domenica e la figlia Lucia, per le quali aveva rubato anche il Santissimo Sacramento “…quattro ostie mi ho levate fora de bocca, una delle quali ho data alla Menegota, una a quella di Nogarè, e con le altre due m’insegnarono che dissipassi delle creature…”. Tra gli omissis presenti nel manoscritto che ne descrive le confessioni, che verosimilmente coincidevano con tremende torture patite da Mercuria, ella confessa anche di aver partecipato a sabba notturni sotto le sembianze di gatto e di essersi unita con il diavolo. Queste sono le accuse e i moventi di un processo che vedrà indagati a catena moltissimi abitanti del paese, questo lo scenario dei molti processi del XVII secolo in una consuetudine tipica dei processi di campagna, ove sempre più spesso, più che di fronte a streghe e fattucchiere, siam in presenza di misere donne che, per invidia, ignare dei rischi delle loro confessioni, accusavano e denunciavano altre loro compaesane. Il 27 Novembre, al cospetto del Giudice viene portata Domenica Chemelli a rispondere delle accuse a lei mosse e il 29 la figlia Lucia che non fanno altro che confermare l’astio tra loro e Mercuria sfociato nel litigio per la canapa rubata. Ma il “tratto di corda” doveva ancora far sentire i suoi effetti e così Lucia racconta come lei e altre donne del paese stregarono il signor Cristoforo Sparamani, “…e divenni piccola piccola in forma di gatto, et andassimo di compagnia in casa Sparamani, entrando per la parte della stalla di sotto…et arrivate dove detto Cristoforo era in letto solo, che dormiva, cominciò ad ontarlo aiutandola sempre la Mercuria, et incominciarono dal capo sino alii piedi, né mai esso si mosse dal sonno, né io mai le aiutai…e fornito che avessimo, ci partissimo e ritornassimo a casa della Domenica [ si tratta di Domenica Graziadei, donna accusata successivamente, precisazione da farsi per non entrare in confusione con la stessa madre di Lucia, Domenica Chemelli n.d.A] , et incominciaron a ridere e a trar fuori del pane…”, e di come partecipavano agli incontri stregoneschi in compagnia del demonio “…vi son andata più volte in compagnia della Mercuria, di Domenica, qualche volta vi veniva mia madre e Morandina di Maran, col diavolo in forma d’huomo, che ci abbracciava tutte, e poi andavamo a spasso facendo festa e ballavamo…”. Con il proseguo del processo scopriremo ancora una volta la triste verità che si cela dietro a questi racconti, infatti il 6 Dicembre, Cecilia Sparamani, in interrogatorio, descriverà come il figlio Cristoforo era soggetto ad attacchi epilettici, la medicina non aveva avuto effetti su di lui e così “…deliberai di mandarlo a Padova da Sant’Antonio ma…fu condotto a Brontolo, ad un Vescovo dal qual fu scongiurato; poi l’ho fatto condurre a Trento da Padre Macario a ricever alcuni bollettini contro le fatture…”. Ancora una volta, dietro alle accuse e alle denunce di stregoneria veniva riproposto alla comunità, o al singolo, il capro espiatorio degli eventi che la razionalità umana non riusciva a spiegare. Il 2 Dicembre era ancora la corda a parlare, durante gli interrogatori alla domanda se aveva altre accuse da fare, Lucia Cavaden risponde che “…se vostra Signoria mi dimanderà, dirò quel che saprò: ma di grazia non mi faci dar tormenti!…”. L’orrore dell’infamia si stava spargendo, furono interrogate successivamente la Menegota, madre di Lucia e Domenica Gratiadei, che, se in principio erano pronte a negare di aver partecipato a simili rituali, “…Vostra Signoria scriva che l’ho fatto, non so però d’averlo fatto…” successivamente, tra torture e prigionia, confessarono le orribili accuse. Molte altre persone sarebbero così state accusate ed arrestate, Benvenuta Graziadei, figlia della già citata Domenica, Cecilia Sparamani, madre di quel Cristoforo stregato dalle donne, Madonna Maria e sua figlia, il fabbro Gratiadei, il signor Santo Pertellino, Caterina Fitola, Ginevra Chemola, Isabetta e Paolina Brentegani, Maddalena Andrei (detta la filosofa), Valentina Andrei e Pasqua Bernardini.

La comunità cade nella trappola dell’inganno, e così molti degli eventi negativi avvenuti, degli incedenti e delle malattie nel paese vengono attribuiti e imputati alle stregonerie delle donne, il tetro sipario della superstizione e della paura calava terribilmente su quell’inverno del 1646. Ecco così che al tribunale si presenta Antonio Ferrari, “…già alcuni anni mi morseron alcuni bovi, una vacca ed una manza con mio gran danno; sebbene però non ho avuto sospetto di alcuno. Mia moglie l’altro giorno mi ha raccontato che Lucia Cadavena, che hor si trova qui prigioniera, vene una volta in casa mia a pregarla ch’io volessi tenerle una creatura a battesimo…” e anche la morte prematura della figlia del Giudice e Cancelliere del processo Frisighello fu attribuita ad un’erba velenosa portata lei da queste streghe. Non ci volle molto a far confessare anche queste nuove accuse, il 7 Dicembre, sotto tortura Lucia parla “…d’un insalata mandata alla fu Lisabetta, figlia del Cancellier Frisinghello, per farle fare il mal fine…”, il 18 dello stesso mese, al suo sesto interrogatorio in richiesta della sua complicità per il tragico incidente delle vacche la ragazza risponde “…signor sì ch’è vero e io lo ratifico, e lo mantinirò anche nei tormenti…” e lo stesso farà Benvenuta Graziadei.

Il processo durò ben un anno, a nulla valsero le difese degli avvocati delle donne, il fatto che il Cancelliere era coinvolto direttamente nel processo per giudicare le donne che avrebbero ucciso la figlia e la moglie, che le accuse iniziali erano mosse da chiara diffamazione tra donne che, si accusavan l’un l’altra pur di salvarsi, che molte delle testimonianze furono suggerite dagli inquisitori durante le torture, che i medici affermarono che i molti “marchi del diavolo” ritrovati sui corpi delle giovani durante gli interrogatori ove veniva così denudata e rasata completamente per scrutare le parti più intime e segrete, al limite di una morbosità sessuale, erano di origine naturale, che, come si legge dagli atti della difesa “…se ad aprir una inquisizion criminale ponno bastare indizi ancor lievi, per carcerare se ne richiedono di fondati, per tormentare di ugenti, per condannare di chiari come la luce del sole…”. Il XIV Aprile 1647 Domenica Chemella, Lucia Cadaven, Domenica Graziadei, Caterina Baroni, Ginevra Che mola, Isabetta e Polonia Graziadei e Valentina Andrei, furono condannate alla decapitazione e al rogo dei loro corpi tenuta in località Giare e alla quale dovette assistere tutta la popolazione, pena un’ammenda di 25 ducati.

Ignoranza, pregiudizi, vendette e crudeltà, questi furono le vere imputazioni di un processo terminato nel sangue e che scosse l’intera comunità di Nogaredo ma che allo stesso modo colpì molti altri paesi, come Triora, o Rovereto per citarne qualcuno. Sarebbe bastato accusare qualcun altro per avere nuovi sviluppi e nuovo dolore, “…ed arduo sarebbe conghietturare quai gigantesche dimensioni quel formidabile dramma avrebbe potuto assumere mercè gl’influssi, e dietro la spinta d’una volontà inflessibile…”[2]


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[1] A. Romanazzi, La Dea Madre e il Culto Betilico, antiche conoscenze tra mito e Folklore, Levante editore, Bari 2003

[2] T. Dandolo, La Signora di Monza e le streghe del Tirolo, Milano 1855

Streghe: anche se lontano, i roghi bruciano ancora

di Nadia Magnabosco
Mentre nella nostra cultura la strega è diventata ormai una figura letteraria su cui, nel bene o nel male, si costruiscono storie, mostre, film o telefilm, ci sono parti del mondo in cui donne vere, viventi, vengono segregate in lager per streghe. E bambini-e torturati-e e abbandonati-e per strada perchè accusati-e di stregoneria. E' un fenomeno che tendiamo ad ignorare o addirittura a giustificare in quanto radicato in zone e in culture così diverse dalle nostre, dove la magia nera fa parte della cultura tradizionale e tutti credono nella superstizione e negli spiriti maligni.
Un articolo apparso sul Guardian Unlimited del 6 dicembre 2005 ha riaperto il caso - peraltro già denunciato in passato - di queste "nuove streghe" costrette a vivere internate in un campo creato appositamente per loro a Gambaga, un piccolo centro della regione settentrionale del Ghana, in quanto accusate di essere, appunto, delle streghe.
I presupposti base per essere definite streghe sono due: essere donna e essere vecchia. A questo si aggiunge una denuncia da parte di qualcuno, qualcuno che generalmente trae vantaggio da questo allontanamento, magari i vicini o gli stessi familiari, nel medesimo scenario facilmente individuabile: ignoranza e povertà. Una volta denunciate a queste donne non resta altra scelta che rifugiarsi in questi campi dove trovano una relativa tranquillità.
Si parla di circa 400 streghe raccolte in sei campi nel nord del Ghanam, con streghe provenienti anche dal Burkina Faso e dal Togo per trovare rifugio. Senonchè questi campi non sono hotels di lusso ma luoghi di segregazione, di miseria e di sporcizia. Il Gambaga Witch Camp, come viene chiamato uno di questi luoghi, ha attirato l'attenzione dei media nel '96, quando le donne hanno cominciato a lamentarsi delle pessime condizioni in cui erano costrette a vivere. Intervistate, molte di loro hanno dichiarato che davanti alle continue vessazioni di coloro che le accusavano erano state costrette ad ammettere di essere delle streghe e a trasferirsi nel campo senza che avessero in realtà alcuna colpa, se non quella di essere vecchie e malandate e quindi un peso per la società.
Lo stesso fenomeno, in versione più cruenta, si registra da anni in Tanzania: centinaia di donne anziane vengono accusate di stregoneria e assassinate brutalmente. Un articolo del giornale The Indipendent del 28 novembre 2005 ha denunciato una serie di recenti casi di donne anziane, considerate streghe, ammazzate crudelmente senza che nulla sia stato fatto per fermare questa escalation di omicidi. E' una campagna di terrore che costringe molte donne a vivere nella paura, chiedendosi chi sarà la prossima vittima, visto che per antiche credenze nelle campagne le donne anziane e le vedove sono generalmente considerate streghe. Tanto per quantificare da alcune fonti emerge che le donne anziane uccise in Tanzania sono circa 500 l’anno.
Ma la stregoneria non riguarda solo le vecchie. In Congo si parla ormai da qualche anno degli « enfants-sorciers », bambini accusati da parenti o vicini di portare disgrazia.

n.m.

Sono i capri espiatori delle tante difficoltà dovute alla guerra e alla povertà. L’attribuzione ad un bambino-a di poteri malefici avviene generalmente in seno alle famiglie colpite da qualche disgrazia che pensano di disfarsi dal "malocchio" seviziando e scacciando il bambino-a dalla famiglia. Bambini-e che così finiscono sulla strada, dove vivono alla giornata, rubano o si prostituiscono e spesso non sopravvivono. Secondo le stime delle organizzazioni umanitarie in Congo vivono settantamila minori senza tetto. Nella sola capitale Kinshasa i bambini accusati di stregoneria sono oltre trentamila. Hanno dai due ai dodici anni, provengono da famiglie in cui la madre è morta, oppure il padre si trova a combattere lontano, oppure così povere da usare la stregoneria come scusa per liberarsi di un'altra bocca da sfamare.
Yves Osakanu, membro dell'associazione internazionale l'Action des Chrétiens pour l'Abolition de la Torture, ha dichiarato: «Ciò che colpisce e sconvolge è che gli episodi più raccapriccianti sono avvenuti tra le mura domestiche».
Proprio come nella nostra società, dove l'80 per cento degli abusi sui bambini-e avviene in famiglia.
Allora non siamo poi così lontani da queste culture da medioevo e le vittime sono sempre le stesse: bambini e vecchi, e, ancor di più, vecchie e bambine.



28 gennaio 2006

Le streghe: estraneità e resistenza al simbolico maschile

(Roma) Stregheria o Vecchia Religione delle streghe è una parola rinata principalmente da parte dell'antropologo Charles Godfrey Leland e da Raven Grimassi, per riferirsi alla Tradizione Italiana della Stregoneria. La Vecchia Religione delle streghe italiane raggiunge il suo massimo splendore nel XIV secolo ma affonda le sue radici in un sistema spirituale molto più antico, derivante dai culti pagani delle streghe italiane pre-etrusche devote alle dea Diana. Il Culto delle Streghe è un culto lunare, concentrato sulla Celebrazione delle Lune Piene (Veglioni), dove venivano recitate preghiere canti, danze e banchetti con del pane e del vino. Chi sono dunque in realtà queste donne dotate di poteri occulti, accusate di essere mediatrici e complici del demonio, liquidate dall’occidente cristiano come resistenza al nuovo spirito razionalista che si stava imponendo agli albori dell’ età moderna? A questo hanno cercato di rispondere Fiorenza Taricone, Maria Paola Fiorensoli, Pinuccia Di Gesaro, Monica Grasso, Monica di Bernardo, storiche e antropologhe italiane, al secondo incontro nazionale sulla stregheria organizzato alla Casa Internazionale delle donne di Roma, giovedì 13 marzo.
Questa storia drammatica su cui convergono varie chiavi di interpretazioni ha una sua radice innegabile: la repressione delle donne e il disfacimento della soggettività femminile vista come radicale ostacolo alla cultura del dominio. Lo scontro fra la scienza e la fede che si consuma agli albori dell’ epoca moderna, tra potere ecclesiastico e nuova scienza, ebbe come effetto quello di schiacciare la corrente dell’ umanesimo, presente sia nella chiesa che nel mondo scientifico, segnate da un profondo amore per la natura. La supremazia del logos sul mythos, costante della nostra storia occidentale, innervata dal cuore della civiltà greca si riafferma prepotentemente sul finire del 500, chiamando la chiesa ad una sfida irrinunciabile: la modernizzazione e il rinnovamento del proprio corpus teologico. In piena epoca di controriforma, il cristianesimo, si fa portatore dell’aristotelismo, di una mentalità moderna, che rientra ormai nell’ambito di un pensiero razionalistico e ‘geometrico’ e che non offriva più spazio né credito alla cultura naturalista del Rinascimento.
La contesa tra il razionalismo e la religione per l’egemonia di un nuovo mondo ha come risultato culturale e politico è sempre lo stesso: l’annullamento della soggettività femminile come soluzione finale per il dominio moderno sulla natura. La Chiese intuisce il pericolo: il nemico è lei, la sacerdotessa della natura, la custode di un vecchio ordine simbolico, costituito da riti e credenze che il tempo, quello maschile della scienza e della chiesa cerca di superare. Le persecuzioni delle streghe non furono soltanto un fatto della storia medioevale. Non convince, infatti, l’ipotesi liberale che addita all’ oscurantismo medioevale, intriso di misticismo e occultismo, la credenza nelle streghe e gli atti persecutori contro le donne, insufficiente a spiegare questa persecuzione brutale e sistematica che raggiunge l’apice , tra il 1560 e il 1630. Gli ultimi processi contro le streghe ebbero luogo nel 1775 in Germania, nel 1782 in Svizzera e nel 1793 in Polonia
La pratica di repressione e uccisione, di cui si macchia soprattutto la chiesa, ha colpito indiscriminatamente intere genealogie di donne . Figlie di donne processate per stregoneria, subivano la stessa sorte ree di contenere il germe del demoniaco. Ma come spiega la storica Pinuccia di Geraso, ricondurre il complesso fenomeno della stregheria esclusivamente alla politica di reprimere il sesso e la donna appare, tuttavia, eccessivo. Con questa interpretazione, infatti, rimarrebbe inspiegato perché in Italia i processi siano così pochi e perché la Spagna rivolga le sue armi repressive verso differenti obiettivi (gli ebrei e i mori, convertiti con la f orza in passato), trascurando le donne. D’altro lato, l’accusa di stregoneria serve spesso a controllare, perseguitare e distruggere strati sociali e comunità ostili, come nel caso dei montanari e dei contadini. Tuttavia la diffusione e la persistenza delle dottrine e delle immaginazioni intorno a streghe, stregoni sollevano anche altre questioni, relative all’insicurezza collettiva, che spinge a riversare su qualche “responsabile la colpa delle calamità ricorrenti, delle malattie e delle pesti. E’ da ricordare la grande responsabilità non solo della chiesa ma anche civile ai processi alla streghe. Le streghe spesso sono guaritrici di paese, praticano una medicina empirica a base di erbe e che assiste in particolare, per antica funzione pratica e simbolica della donna, alla nascita e alla morte. Costrette a vivere fuori dai centri abitati, amano la disobbedienza e utilizzano le piante spontanee che a quei tempi sono considerate velenose come quelle della famiglia delle “Consolanti”, tra cui la belladonna, che contengono alcaloidi dotati di proprietà analgesiche e antinevralgiche e che, per non diventare intossicanti, vanno utilizzate in piccole dosi(forse è lì che nasce l’odierna dell’omeopatia).
Ma per circostanze e per ragioni che spesso ci sfuggono, la guaritrice cessa di essere vista come figura positiva e diventa il capro espiatorio della comunità. Come è possibile che per tre secoli sia così ampiamente accettata da tutte le classi sociali, e a vari livelli di istruzione, la credenza nell’esistenza reale delle streghe? Jean Bodin, filosofo del XVI, è autore del testo “Demonomanie”, scritto con il fine di correggere la debolezza dei giudici, nel condannare un fenomeno ritenuto pericoloso per la saldezza dello stato sostiene che la ragione maschile vuole reprimere un fenomeno poiché rasenta i terreni del potere femminile. E’ riconoscibile attraverso Bodin un’epoca ostile verso un eventuale potere, sia della donna-regina sia della donna-strega. Ed è qui che ci rimanda nuovamente la questione, nonostante le fonti storiche offrono varie e diverse ipotesi, ad un’ espediente strategico e innegabile, divenuto pratica rituale e consolidata di cui si serve l’umanità in crisi: lo scardimento di un simbolico femminile si resistenza al potere maschile.
La competizione storica delineata sopra per l'egemonia sulla modernità prosegue oggi, pensiamo al dibattito sull’aborto di questi ultimi mesi. Le modalità sono diverse, ma resta una competizione fra culture maschili che si alleano per togliersi di mezzo l’ostacolo comune e cioè la soggettività femminile. E’ il caso di dire che le streghe son tornate!
(Delt@ Anno VI°, N. 61 del 17 Marzo 2008)
Angela Ammirati

La CACCIA alle STREGHE

Fra il 1227 ed il 1235 fu instaurata l'Inquisizione contro le "streghe" e contro gli "eretici" con una serie di decreti papali
Nel 1252 Papa Innocenzo IV autorizzò l'uso della tortura per estorcere "confessioni" di stregoneria da parte delle donne sospettate. Questo papa criminale alla sua morte fu sepolto nel Duomo di Napoli con una iscrizione che inizia con queste parole: Hic superis dignus, requiescit Papa benignus......
Successivamente, Alessandro IV diede all'Inquisizione ogni potere di torturare ed uccidere, in caso di stregoneria coinvolgente l'eresia.
5 Dicembre 1484: Papa Innocenzo VIII emette la bolla “Summis desiderantes affectibus” sulle streghe, che ordinava di inquisire sistematicamente, per scoprire torturare e giustiziare le streghe in tutta Europa.
Nel "Malleus Maleficorum" (il maglio delle streghe) una sorta di "Manuale del perfetto inquisitore", gli "esperti" della Chiesa Cattolica (ovvero i frati domenicani Heinrich Kramer Institor e Jacob Sprenger) elencavano dettagliatamente quello che combinavano le streghe: «uccidono il bambino nel ventre della madre, così come i feti delle mandrie e dei greggi, tolgono la fertilità ai campi, mandano a male l’uva delle vigne e la frutta degli alberi; stregano gli uomini, donne, animali da tiro, mandrie, greggi ed altri animali domestici; fanno soffrire, soffocare e morire le vigne, piantagioni di frutta, prati, pascoli, biada, grano e altri cereali; inoltre perseguitano e torturano uomini e donne attraverso spaventose e terribili sofferenze e dolorose malattie interne ed esterne; e impediscono a quegli uomini di procreare, e alle donne di concepire…».
Dal 1257 al 1816 l'Inquisizione torturò e bruciò sul rogo milioni di persone innocenti. Erano accusate di stregoneria e di eresia contro i dogmi religiosi e giudicate senza processo, in segreto, col terrore della tortura.
Se “confessavano" erano dichiarate colpevoli di stregoneria, se invece "non confessavano" erano considerate eretiche, e poi arse sul rogo. Non sfuggiva nessuno.

Alcune erano sottoposte alla prova della pietra al collo, la presunta colpevole veniva cioè gettata in acqua legata a una pietra. Se annegava era innocente, se invece restava a galla era una strega ... in ogni caso moriva!
In tre secoli alcuni storici hanno stimato che furono sterminati nove milioni di streghe, all'80% donne e bambine. Le donne venivano violentate oltre che torturate; i loro beni erano confiscati fin dal momento dell’accusa, prima del giudizio, poiché nessuno era mai assolto.
La famiglia intera veniva spossessata di ogni bene; si dissotterravano persino i morti per bruciarne le ossa.
Il Malleus Maleficorum stabiliva che la strega accusata doveva essere "spesso e frequentemente esposta alle torture". Le cacce alle streghe erano campagne ben organizzate, intraprese, finanziate ed eseguite dalla Chiesa e dallo Stato.
Questo regime di terrore durò cinque secoli, sotto la benedizione di almeno 70 papi, tutti in qualche modo compromessi con questi orrendi crimini.


1676: Un frate, con il crocifisso in mano, annuncia ai condannati il giudizio della Chiesa che li condanna ad essere bruciati vivi.






A cosa serviva il terrore? A dominare e sfruttare le popolazioni, sottomettere i ribelli, imporre una religione non voluta dal popolo e arricchire i dignitari (le autorità religiose) e i loro complici (gli inquisitori). Questi ultimi godevano di privilegi particolari ed erano al di sopra della legge.
Perché le donne costituivano il bersaglio preferito? Perché si voleva eliminare il principio femminile. Il ruolo naturale di guide da esse esercitato nella comunità minacciava il potere delle autorità (principio maschile). Le donne si occupavano della salute (gli uomini imparavano da loro) e trasmettevano le tradizioni; le più anziane arbitravano con saggezza le contese. Avevano un potere e una forza naturali, incarnavano la sovranità del principio femminile con i suoi valori di conservazione, protezione, aiuto reciproco, condivisione... trasmettevano forza alla popolazione.

1549: Le donne bruciano... i frati assistono con atteggiamento rilassato,
impugnando i crocifissi. Un soldato, addirittura, si scalda le mani.

Alcune personalità famose caddero vittime dell’Inquisizione. La più nota è senza dubbio Giovanna d'Arco, la pastorella che assunse il comando dell'esercito, salvò la Francia dall'invasione nemica e rimise in trono il legittimo sovrano. Fu però accusata di stregoneria ed eresia perché indossava i pantaloni e cavalcava come un uomo e fu quindi bruciata viva. Ora però è canonizzata.
Uomo o donna, chiunque usasse la testa costituiva una minaccia alla ricchezza e al potere di una minoranza di privilegiati e andava quindi eliminato.
Una donna simile veniva giudicata una strega e bruciata, dopo di che ci si impadroniva dei suoi beni. Qualunque donna non sposata dotata di un'abilità insolita o caratterizzata da un tratto particolare (per esempio i capelli rossi) rischiava l'accusa di stregoneria e quindi la morte.

SETIRIA

SETIRIA ERA UNA STREGA MA ERA SOPRATTUTTO UNA DONNA...