Sono nato verso le 23 di una notte illuminata dalla luna nera e circondato dalle abili giravolte di streghe birichine. Il giorno dopo erano le Ceneri del Signore. A 6 anni sognavo di raggiungere la luna e di scrivere romanzi. Poi ad un tratto durante la notte mi comparve sul muro della stanza un personaggio. Pensavo ad un sogno, ma gli occhi erano aperti e vedevo lui, la barba folta, bianca, lunga a cadere sul petto e sulla tunica anch'essa candida. Aveva le gambe incrociate e mi dispensava consigli. Quali non so o non ho voluto capire. Rimasi indifferente, ma solo in apparenza perché il mio animo forgiato nei Pesci mi dava irrazionalità e desiderio di fuga nel trascendente. L'uomo era dignitoso e autorevole. Lo avrei rivisto identico anni dopo in film avventurosi e densi di precognizioni. Era lo Sciamano delle lande nascoste, colui che mi avrebbe guidato e che ancora lo fa per motivi che solo adesso riesco a comprendere. Quella notte aspettai di svegliarmi per la paura che mi prese e che mi rimase quando non riuscì a chiudere gli occhi, rimasti sempre aperti.
QUANTE STREGHE
venerdì 16 ottobre 2015
Simon Mago lo sciamano delle lande nascoste
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domenica 7 dicembre 2008
Cronologia sulle streghe di Milano
1147
Entra nel Decretum Gratiani prendendo il nome di "Canon Episcopi" il più antico testo contro le streghe. Attribuito tradizionalmento al Concilio di Ancira del 314 è stato compilato probabilmente nel IX secolo e compare in opere del X ed XI secolo.
1184
Conferenza a Verona tra Federico Barbarossa e papa Lucio III che stabilisce il legame tra chiesa e autorità civili per la repressione delle eresie. Le modalità repressive trovano poco dopo la loro codificazione nella decretale Ad abolendam.
1218
Secondo il Cathalogus chronologicus fidei questor Mediolani in quest'anno inizia a Milano l'attività del tribunale dell'Inquisizione.
1233
22 aprile
Breve di Gregorio IX che affida ai domenicani la giurisdizione sul Nord Italia per quanto riguarda i processi penali contro gli eretici, affiancandoli ai vescovi.
12 giugno
Bolla Vox in Rama di Gregorio IX nella quale per la prima volta vengono citate e condannate pratiche di stregoneria, relative alla Germania. Si parla di omaggio al demonio, profanazione dei sacramenti, balli, banchetti e orge sessuali, metamorfosi animali. Per una descrizione completa del sabba manca ancora la rinuncia a Dio e alla fede e soprattutto la modalità di raggiungimento in groppa ad animani o a cavallo di un bastone dopo essersi spalmato il corpo con un unguento.
1320
(data incerta) Bernardo Gui, nel suo Manuale dell'Inquisitore, cita al capitolo VI "sortilegi, divinazioni e invocazioni" facendo rientrare le pratiche di stregoneria nell'ambito dell'eresia.
1327
Bolla "Super illius specula" di papa Giovanni XXII con la quale viene conferita valità universale alle precedenti raccomandazioni indirizzate a chiese locali per la lotta alla stregoneria. Con questa bolla inizia ufficialmente la caccia alle streghe da parte della Chiesa, tramite l'Inquisizione.
1330
Tra il 1330 e il 1340 vengono celebrati numerosi processi per stregoneria nella Francia meridionale, nella zona di Toulouse e Carcassonne. In questi processi si parla per la prima volta di "sabba".
1332
Agli anni 1332-1342 risale il più antico documento processuale italiano relativo a un caso di stregoneria: il Consilium di Bartolo da Sassoferrato al vescovo di Novara (poi arcivescovo di Milano) Giovanni Visconti in merito ad una strega di Orta.
1375
28 luglio
Processo per stregoneria contro Gabrina degli Albeti nella città di Reggio Emilia, dal 1371 sotto la signoria di Bernabò Visconti. E' il più antico processo di questo tipo celebreto in Italia di cui ci restino i verbali.
Il nome "Gabrina" diventerà in seguito (Ariosto, Straparola e altri) sinonimo di strega.
1376
Il domenicano catalano Nicolas Eymerich scrive il Directorium inquisitorum.
1385
16 settembre
Sentenza e condanna da parte del podestà di Milano Carlo Geno di Gaspare Grassi da Valenza, accusato di essere "pubblico negromante, incantatore di demoni, uomo di eretica pravità e relapso nella abiurata eresia".
La condanna viene eseguita nel Broletto Nuovo davanti a una grandissima folla. E' la prima esecuzione capitale a Milano per questi reati della quale resti memoria.
1390
26 maggio
Processo e condanna al rogo di Sibillia Zanni per stregoneria da parte dell'inquisitore di Sant'Eustogio fra' Beltramino di Cernuscullo. Sibillia Zanni, come Pierina de' Bugatis, che verrà condannata due mesi dopo, confessa di aver partecipato al "gioco di Diana, che chiamano Erodiade". Le due donne affermano di aver chiamato Madama Horiente la signora del gioco. [ASCMi, Registro della sentenze criminali. Cimeli, 147, f.51rss]
21 luglio
Processo di Pierina de' Bugatis in Sant'Eustorgio per stregoneria. La condanna sarà pronunciata il 13 agosto.
[ASCMi, Registro della sentenze criminali. Cimeli, 147, f.53 ss]
1416
Processi di massa contro le streghe nel comasco. L'inquisitore Antonio da Casale consegna, solo in quest'anno, ben 300 streghe al braccio secolare perché vengano bruciate.
1431
Iniziano i processi per stregoneria in val Leventina. Poco più tardi inizieranno numerosi processi anche in Valtellina. I processi si intensificano all'epoca di Francesco Sforza.
1437
(data incerta) Johann Nyder scrive il Formicarius (formicaio).
1460
Gerolamo Visconti, provinciale della provincia domenicana di Lombardia dal 1465 al 1478, anno della sua morte, scrive intorno a quest'anno i due trattati Lamiarum sive striarum opusculum e Opusculum de striis basati sui processi per stregoneria svoltisi in S. Eustorgio in quegli anni. Nei trattati si afferma con decisione che il gioco di Diana si verifica realmente e non è una semplice illusione. Sempre in questi anni in Francia Pierre Mamoris scrive il Flagellum maleficorum.
1470
Giordano da Bergamo scrive la Quaestio de strigis.
1471
30 gennaio
Galeazzo Maria Sforza assiste a Monza all'esecuzione di Caterina de Pilli detta Ruggiera da Bergamo. L'esecuzione, decretata il 30 agosto dell'anno precedente, era stata rinviata su richiesta del duca che era interessato ad assistere all'avvenimento.
1483
Negli anni 1483-85 numerosi processi contro le streghe vengono celebrati a Bormio, con grande risonanza in Europa.
1484
9 dicembre
Bolla "Summis desiderantes affectibus" di papa Innocenzo VIII con la quale il papa sollecita un'azione energica contro le streghe e si proclama convinto della realtà effettiva del sabba. Da questa bolla proviene il mandato ai domenicani tedeschi Sprenger e Istitoris di redigere il Malleus maleficarum (1486), il più autorevole manuale contro le streghe ad uso degli inquisitori.
1489
Il giurista svizzero Ulrich Molitor pubblica il De lamiis et phitonicis mulieribus nel quale si confuta il carattere reale dei voli e dei sabba. Il libro è corredato da sette famose xilografie che illustrano le azioni delle streghe.
1490
13 settembre
Viene bruciata in Broletto una Antonia da Pallanza come strega.
1496
24 ottobre
Giovanni da Beccaria informa Ludovico il Moro di aver trovato a Sondrio uno stregone di 80 anni (professionalmente molto accreditato!) che avrebbe potuto svelare al duca "qualche malignitade".
1499
Fernando de Rojas, ebreo convertito spagnolo, pubblica a Burgos la Tragicommedia di Calisto e Melibea, meglio nota come La Celestina. Questa commedia, ancora oggi famosa, ha come protagonista una strega.
1505
Samuele di Cassinis pubblica un opuscolo a Milano nel quale si nega la realtà degli atti di cui erano accusate le streghe. Gli risponde l'anno seguente il domenicano pavese Vincenzo Dodo difendendo il punto di vista degli inquisitori.
1510
In Valcamonica vengono giustiziate 60 streghe e numerosi stregoni.
1514
Nel territorio di Lugano e Mendrisio si verifica una grande caccia alle streghe, si parla di 300 donne arse sul rogo. E' un episodio famoso, spesso citato in seguito negli scritti contro l'Inquisizione, ma poco documentato.
1515
13 febbraio
Viene bruciata in S. Eustorgio una Giovannina (forse una strega).
1517
4 agosto
Si abbattono su Milano delle "tempeste terribili". Si forma subito la leggenda che quelle tempeste fossero state provocate da sette streghe bruciate nella stesso giorno a Orago e a Lomazzo. [Giovanni Andrea Prato, Storia di Milano]
1518
Numerosi processi e roghi di streghe in Valcamonica. Si parla con insistenza di sabba al Monte Tonale, che sarebbe stato il luogo di riunione preferito dalle streghe del Nord Italia in questi anni. A partire da quest'anno fino alla peste del 1524 i processi si susseguono molto numerosi in tutta la Lombardia. Celebre il caso di Benvegnuda detta la Pincinella di Nave (Brescia) anche perché si sono conservati gli atti del processo, riportati nei Diarii di Marin Sanudo il Giovane.
1519
24 luglio
Viene bruciata in S. Eustorgio una Simona Ostera di Porta Comasina.
1523
Dopo aver assistito ad alcuni processi per stregoneria tenuti a Bologna, Giovan Francesco Pico della Mirandola scrive il dialogo "Strix, sive de Ludificazione Daemonum" nel quale viene sostenuta la tesi dell'esistenza dei poteri reali delle streghe.
1536
Paolo Grillando pubblica il Tractatus de hereticis et sortilegiis citando numerosi casi di stregoneria tra cui alcuni relativi al noce di Benevento. Il trattato, molto citato in seguito, venne perà anche criticato da molti intellettuali dei Rinascimento come Andrea Cesalpino, Gerolamo Cardano e Giovan Battista Della Porta.
1542
22 maggio
Bolla di convocazione del Concilio di Trento.
21 luglio
Con la bolla Licet ab initio, il papa Paolo III riforma l'Inquisizione romana, dandole un assetto più centralizzato e più efficiente, sul modello dell'Inquisizione spagnola.
21 ottobre
Viene bruciata in S. Eustorgio Lucia da Lissono.
1550
Gerolamo Cardano pubblica il De subtilitate. Nel libro XVIII, de mirabilibus, a p. 909 dell'edizione del 1611, parla delle carenze di almentazione che provocano disturbi mentali nelle donne accusate di stregoneria e descrive le sostanze con le quali vengono composti gli unguenti.
1558
17 aprile
Papa Paolo IV rende definitivo il trasferimento del tribunale dell'Inquisizione di Milano da S. Eustorgio a S. Maria delle Grazie, già avvenuto di fatto da alcuni anni.
1563
Filippo II decide di introdurre l'Inquisizione spagnola nello Stato di Milano. Di fronte alle vivaci proteste della città e del nuovo arcivescovo Carlo Borromeo deve però recedere dalla sua decisione.
7 dicembre
Carlo Borromeo viene consacrato arcivescovo di Milano.
1568
Carlo Borromeo chiede la cattura a Dumezia (Luino) di Domenica di Scappi, detta la Gioggia, "denontiata al offitio della sanctissima Inquisitione per stria notoria".
Nel corso del primo Concilio Provinciale indetto da Carlo Borromeo viene approvato il decreto De magicis artibus, veneficiis divinationibusque prohibitis.
1569
Processo a Lecco contro otto streghe. Contrasti tra il Borromeo, che insiste per la condanna, e il Senato milanese.
1579
Il medico Johann Wier, discepolo di Agrippa, scrive il De lamiis, un trattato che considera le streghe "vecchie melanconiche non padrone dei propri sensi, e a causa dei loro cervelli sconvolti credono di fare cose impossibili". Il testo venne violentemente attaccato da Jean Bodin nella sua Démonomanie des sorciers (1580).
1583
Visita pastorale del Borromeo in val Mesolcina. Al seguito della visita vengono arrestate 150 persone per stregoneria. Di queste, 11 vengono condannate al rogo: il prevosto e dieci donne.
1593
Martino Del Rio pubblica le Disquisitionum magicarum libri, l'ultimo grande manuale per gli inquisitori.
1595
Nicolas Rémy (Remigius) pubblica la Daemonolatria. L'autore era soprattutto noto come giudice: in 15 anni, dal 1576 al 1591 aveva condannato a morte per stregoneria in Lorena circa 900 persone.
11 giugno
Federico Borromeo viene consacrato arcivescovo di Milano. Entra in Milano il 27 agosto.
1598
La città di Milano pensa di istituire un carcere apposito per le streghe nella Torre dell'Imperatore nell'attuale via Santa Croce. Tra il 1598 e il 1600 vengono versate a questo scopo le prime 3252 lire nel Banco di Sant'Ambrogio. Tra i promotori dell'iniziativa il cardinale Federico Borromeo.
1599
22 dicembre
Viene bruciata come strega in Ponte Vetero Marta de Lomazzi.
1601
1 aprile
Fra' Agostino Galamini da Bresighella, inquisitore generale, emana l'Editto generale per il Santo Officio dell'Inquisizione di Milano. In questo editto, che impone la denuncia (non anonima però!) di eretici e giudei, descrive in questo mode le pratiche di necromanzia: "far sacrificio al Demonio, o giurare fedeltà, o essercitare incanti, magie, maleficii, stregherie, sortilegii, et altre attioni simili, o pur tentare rimedii, o medicamenti diabolici, con segni o parole inconite, o portando sopra di se anelli, o altre cose, ...".
1603
10 giugno
Vengono bruciate come streghe alla Vetra Isabella Arienti, detta la Fabene, e Gabbana la Montina. Si suppone che in questo periodo ci siano state a Milano altre esecuzioni non registrate nei documenti.
1608
Fra' Francesco Maria Guaccio, dell'ordine di S. Ambrogio ad Nemus, pubblica a Milano il Compendio delle stregonerie (Compendium maleficarum) corredato da numerose incisioni.
giugno
Epico scontro con il Demonio di Federico Borromeo a Claro, presso Poleggio, luogo prediletto dalle streghe per il loro raduni. Il Borromeo vi pianta una croce e intima ai diavoli di non congregarsi più in quel luogo. I diavoli si vendicheranno nell'agosto 1613 assalendo il Cardinale sul monte Piottino con una terribile tempesta.
1611
21 giugno
Viene bruciata alla Vetra Doralice de' Volpi.
25 giugno
Viene bruciata alla Vetra Antonia de' Santini
29 giugno
Il governatore di Milano Juan de Velasco invia una lettera a Francesco de Castro, ambasciatore della Spagna presso il Papa, dove lamenta l'inerzia dell'Inquisizione contro le streghe e descrive la gravissima situazione di Milano infestata da streghe e malefiche.
13 luglio
Lettera del governatore Velasco ai magistrati cittadini per raccomandare l'acquisto della Torre dell'Imperatore, al fine di istituire un carcere per le streghe.
1617
4 marzo
Al termine di una famoso processo durato alcuni mesi, viene bruciata alla Vetra come strega la fantesca pavese Caterina de Medici, accusata di aver tentato di avvelenare il suo padrone, il senatore Luigi Melzi.
Per l'occasione viene costruita per la prima volta una Baltresca, un palco per l'esecuzione, che consentiva alla grande folla dei presenti di assistere allo strangolamento che precedeva il rogo.
1620
9 maggio
Viene bruciato alla Vetra come stregone Giacomo Guglielmotto.
10 giugno
Vengono bruciate come streghe alla Vetra Angela dell'Acqua e Maria de' Restelli.
7 agosto
Il Consiglio di Provvisione di Milano decide di destinare alla "rifettione delle chiese parrochiali di questa Città" le 3252 lire accantonate per il carcere delle streghe. L'iniziativa viene così abbandonata.
1623
20 marzo
Bolla Onnipotentis Dei che segna una svolta nell'atteggiamento della Chiesa nei confronti delle streghe. In questo, come in altri documenti contemporanei, si condannano i processi sommari o basati su indizi minimi e si raccomanda di condannare solo coloro che si sono resi colpevoli di venefici e altri reati contro le persone. Le esecuzioni comunque continueranno ancora per più di un ventennio.
1630
1 agosto
Vengono giustiziati come untori in piazza Vetra Gian Giacomo Mora e il Piazza. Viene innalzata la Colonna infame al posto dov'era la casa del Mora.
1631
Il gesuita tedesco Friedrich Spee pubblica la Cautio criminalis sostenendo l'innocenza delle streghe e propugnando la fine delle persecuzioni, che vennero notevolmente attenuate nel territorio dell'Elettore di Magonza.
1634
Processo in Francia contro Urbain Grandier e le Orsoline del convento di Loudun. Questo processo, uno degli ultimi celebrati in Francia, è stato reso famoso nel nostro secolo dal saggio di Aldous Huxley, I diavoli di Loudun.
1641
12 novembre
Vengono bruciate alla Vetra come streghe Anna Maria Pamolea, padrona, e Margarita Martignona, sua serva. Sono le ultime due streghe condannate a Milano. I processi per stregoneria continueranno ancora per ottant'anni nelle valli alpine, fino al 1721.
1680
30 luglio
Viene strangolato e bruciato in piazza Santo Stefano Maggiore Carlo Maurizio Anna, per reati di competenza civile.
Era anche accusato di "infami scritti, sortilegi, Magici, Diabolici qualificati che teneva, e respettivamente praticava".
1692
Nella cittadina di Salem, nella Nuova Inghilterra, si scatena l'ultima grande caccia alle streghe nella quale sono coinvolti emigrati protestanti inglesi e olandesi, pellirosse e schiavi negri. Si conclude con la condanna a morte di 19 persone.
La vicenda è stata raccontata da Arthur Miller nel dramma Il crogiuolo all'epoca del maccartismo (1952-53).
1749
Si apre tra dotti una polemica sull'esistenza della streghe. Emerge per la prima volta ufficialmente con il libro di Girolamo Tartarotti "Congresso notturno delle Lammie" e con gli scritti di Scipione Maffei la posizione illuminista che considera il fenomeno una credenza fantastica, opera di "cervelli pazzi e teste strambe".
1788
giugno
Tra giugno e agosto vengono bruciati nel chiostro di S. Maria delle Grazie, per volere dell'imperatore Giuseppe II, tutti i documenti relativi all'Inquisizione di Milano, che coprivano il periodo 1314-1764.
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Raffaela Maria Sateriale
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STREGHE a Nogaredo- Cronaca di un processo di Lamie
E’ forse nel gotico borgo di Nogaredo che troveremo un chiaro esempio di questa “lamia”, non l’amante del diavolo, bensì una semplice donna di campagna la cui ignoranza e le cui invidie saranno la sua condanna al rogo. La vicenda ha inizio il XXIV Novembre del 1646, data in cui si diede inizio a quello che sarà denominato “Processo Criminale per la Distruzione delle streghe”. In questa data infatti Maria di Nogaredo, nota con il soprannome di Mercuria, accusata di stregoneria per aver aiutato ad abortire una ricca donna del paese, la marchesa Bevilacqua, addita Domenica Chemelli, nota con il soprannome Menegota, e sua figlia Lucia, moglie di Antonio Cavaden di esser anche loro ree. In realtà, come si può ben leggere tra le righe delle numerose confessioni poi estorte alla Mercuria, tra le donne vi era solo una forte inimicizia nata da un battibecco pubblico nella piazza del paese su della canapa che, secondo Domenica, era stata rubata lei proprio dalla sua accusatrice. Epidemie, carestie, ma spesso complotti e gelosie, erano il vero inizio di processi interminabili che portavano a torture e alla morte di molti abitanti di piccole comunità dove ancora forte regnava la paura e il soprannaturale. Mercuria pensava di poter denunciare e dunque vendicarsi delle due donne senza che per lei ci sarebbe stato alcuna accusa, ma la verità è ben lontana, tra i tormenti e il crepitio delle sue ossa sottoposte alla tortura della corda, durante l’interrogatorio del 15 Novembre, confessa di esser una strega, iniziata proprio da Domenica e la figlia Lucia, per le quali aveva rubato anche il Santissimo Sacramento “…quattro ostie mi ho levate fora de bocca, una delle quali ho data alla Menegota, una a quella di Nogarè, e con le altre due m’insegnarono che dissipassi delle creature…”. Tra gli omissis presenti nel manoscritto che ne descrive le confessioni, che verosimilmente coincidevano con tremende torture patite da Mercuria, ella confessa anche di aver partecipato a sabba notturni sotto le sembianze di gatto e di essersi unita con il diavolo. Queste sono le accuse e i moventi di un processo che vedrà indagati a catena moltissimi abitanti del paese, questo lo scenario dei molti processi del XVII secolo in una consuetudine tipica dei processi di campagna, ove sempre più spesso, più che di fronte a streghe e fattucchiere, siam in presenza di misere donne che, per invidia, ignare dei rischi delle loro confessioni, accusavano e denunciavano altre loro compaesane. Il 27 Novembre, al cospetto del Giudice viene portata Domenica Chemelli a rispondere delle accuse a lei mosse e il 29 la figlia Lucia che non fanno altro che confermare l’astio tra loro e Mercuria sfociato nel litigio per la canapa rubata. Ma il “tratto di corda” doveva ancora far sentire i suoi effetti e così Lucia racconta come lei e altre donne del paese stregarono il signor Cristoforo Sparamani, “…e divenni piccola piccola in forma di gatto, et andassimo di compagnia in casa Sparamani, entrando per la parte della stalla di sotto…et arrivate dove detto Cristoforo era in letto solo, che dormiva, cominciò ad ontarlo aiutandola sempre la Mercuria, et incominciarono dal capo sino alii piedi, né mai esso si mosse dal sonno, né io mai le aiutai…e fornito che avessimo, ci partissimo e ritornassimo a casa della Domenica [ si tratta di Domenica Graziadei, donna accusata successivamente, precisazione da farsi per non entrare in confusione con la stessa madre di Lucia, Domenica Chemelli n.d.A] , et incominciaron a ridere e a trar fuori del pane…”, e di come partecipavano agli incontri stregoneschi in compagnia del demonio “…vi son andata più volte in compagnia della Mercuria, di Domenica, qualche volta vi veniva mia madre e Morandina di Maran, col diavolo in forma d’huomo, che ci abbracciava tutte, e poi andavamo a spasso facendo festa e ballavamo…”. Con il proseguo del processo scopriremo ancora una volta la triste verità che si cela dietro a questi racconti, infatti il 6 Dicembre, Cecilia Sparamani, in interrogatorio, descriverà come il figlio Cristoforo era soggetto ad attacchi epilettici, la medicina non aveva avuto effetti su di lui e così “…deliberai di mandarlo a Padova da Sant’Antonio ma…fu condotto a Brontolo, ad un Vescovo dal qual fu scongiurato; poi l’ho fatto condurre a Trento da Padre Macario a ricever alcuni bollettini contro le fatture…”. Ancora una volta, dietro alle accuse e alle denunce di stregoneria veniva riproposto alla comunità, o al singolo, il capro espiatorio degli eventi che la razionalità umana non riusciva a spiegare. Il 2 Dicembre era ancora la corda a parlare, durante gli interrogatori alla domanda se aveva altre accuse da fare, Lucia Cavaden risponde che “…se vostra Signoria mi dimanderà, dirò quel che saprò: ma di grazia non mi faci dar tormenti!…”. L’orrore dell’infamia si stava spargendo, furono interrogate successivamente la Menegota, madre di Lucia e Domenica Gratiadei, che, se in principio erano pronte a negare di aver partecipato a simili rituali, “…Vostra Signoria scriva che l’ho fatto, non so però d’averlo fatto…” successivamente, tra torture e prigionia, confessarono le orribili accuse. Molte altre persone sarebbero così state accusate ed arrestate, Benvenuta Graziadei, figlia della già citata Domenica, Cecilia Sparamani, madre di quel Cristoforo stregato dalle donne, Madonna Maria e sua figlia, il fabbro Gratiadei, il signor Santo Pertellino, Caterina Fitola, Ginevra Chemola, Isabetta e Paolina Brentegani, Maddalena Andrei (detta la filosofa), Valentina Andrei e Pasqua Bernardini.
La comunità cade nella trappola dell’inganno, e così molti degli eventi negativi avvenuti, degli incedenti e delle malattie nel paese vengono attribuiti e imputati alle stregonerie delle donne, il tetro sipario della superstizione e della paura calava terribilmente su quell’inverno del 1646. Ecco così che al tribunale si presenta Antonio Ferrari, “…già alcuni anni mi morseron alcuni bovi, una vacca ed una manza con mio gran danno; sebbene però non ho avuto sospetto di alcuno. Mia moglie l’altro giorno mi ha raccontato che Lucia Cadavena, che hor si trova qui prigioniera, vene una volta in casa mia a pregarla ch’io volessi tenerle una creatura a battesimo…” e anche la morte prematura della figlia del Giudice e Cancelliere del processo Frisighello fu attribuita ad un’erba velenosa portata lei da queste streghe. Non ci volle molto a far confessare anche queste nuove accuse, il 7 Dicembre, sotto tortura Lucia parla “…d’un insalata mandata alla fu Lisabetta, figlia del Cancellier Frisinghello, per farle fare il mal fine…”, il 18 dello stesso mese, al suo sesto interrogatorio in richiesta della sua complicità per il tragico incidente delle vacche la ragazza risponde “…signor sì ch’è vero e io lo ratifico, e lo mantinirò anche nei tormenti…” e lo stesso farà Benvenuta Graziadei.
Il processo durò ben un anno, a nulla valsero le difese degli avvocati delle donne, il fatto che il Cancelliere era coinvolto direttamente nel processo per giudicare le donne che avrebbero ucciso la figlia e la moglie, che le accuse iniziali erano mosse da chiara diffamazione tra donne che, si accusavan l’un l’altra pur di salvarsi, che molte delle testimonianze furono suggerite dagli inquisitori durante le torture, che i medici affermarono che i molti “marchi del diavolo” ritrovati sui corpi delle giovani durante gli interrogatori ove veniva così denudata e rasata completamente per scrutare le parti più intime e segrete, al limite di una morbosità sessuale, erano di origine naturale, che, come si legge dagli atti della difesa “…se ad aprir una inquisizion criminale ponno bastare indizi ancor lievi, per carcerare se ne richiedono di fondati, per tormentare di ugenti, per condannare di chiari come la luce del sole…”. Il XIV Aprile 1647 Domenica Chemella, Lucia Cadaven, Domenica Graziadei, Caterina Baroni, Ginevra Che mola, Isabetta e Polonia Graziadei e Valentina Andrei, furono condannate alla decapitazione e al rogo dei loro corpi tenuta in località Giare e alla quale dovette assistere tutta la popolazione, pena un’ammenda di 25 ducati.
Ignoranza, pregiudizi, vendette e crudeltà, questi furono le vere imputazioni di un processo terminato nel sangue e che scosse l’intera comunità di Nogaredo ma che allo stesso modo colpì molti altri paesi, come Triora, o Rovereto per citarne qualcuno. Sarebbe bastato accusare qualcun altro per avere nuovi sviluppi e nuovo dolore, “…ed arduo sarebbe conghietturare quai gigantesche dimensioni quel formidabile dramma avrebbe potuto assumere mercè gl’influssi, e dietro la spinta d’una volontà inflessibile…”[2]
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[1] A. Romanazzi, La Dea Madre e il Culto Betilico, antiche conoscenze tra mito e Folklore, Levante editore, Bari 2003
[2] T. Dandolo, La Signora di Monza e le streghe del Tirolo, Milano 1855
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Raffaela Maria Sateriale
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Le streghe: estraneità e resistenza al simbolico maschile
Questa storia drammatica su cui convergono varie chiavi di interpretazioni ha una sua radice innegabile: la repressione delle donne e il disfacimento della soggettività femminile vista come radicale ostacolo alla cultura del dominio. Lo scontro fra la scienza e la fede che si consuma agli albori dell’ epoca moderna, tra potere ecclesiastico e nuova scienza, ebbe come effetto quello di schiacciare la corrente dell’ umanesimo, presente sia nella chiesa che nel mondo scientifico, segnate da un profondo amore per la natura. La supremazia del logos sul mythos, costante della nostra storia occidentale, innervata dal cuore della civiltà greca si riafferma prepotentemente sul finire del 500, chiamando la chiesa ad una sfida irrinunciabile: la modernizzazione e il rinnovamento del proprio corpus teologico. In piena epoca di controriforma, il cristianesimo, si fa portatore dell’aristotelismo, di una mentalità moderna, che rientra ormai nell’ambito di un pensiero razionalistico e ‘geometrico’ e che non offriva più spazio né credito alla cultura naturalista del Rinascimento.
La contesa tra il razionalismo e la religione per l’egemonia di un nuovo mondo ha come risultato culturale e politico è sempre lo stesso: l’annullamento della soggettività femminile come soluzione finale per il dominio moderno sulla natura. La Chiese intuisce il pericolo: il nemico è lei, la sacerdotessa della natura, la custode di un vecchio ordine simbolico, costituito da riti e credenze che il tempo, quello maschile della scienza e della chiesa cerca di superare. Le persecuzioni delle streghe non furono soltanto un fatto della storia medioevale. Non convince, infatti, l’ipotesi liberale che addita all’ oscurantismo medioevale, intriso di misticismo e occultismo, la credenza nelle streghe e gli atti persecutori contro le donne, insufficiente a spiegare questa persecuzione brutale e sistematica che raggiunge l’apice , tra il 1560 e il 1630. Gli ultimi processi contro le streghe ebbero luogo nel 1775 in Germania, nel 1782 in Svizzera e nel 1793 in Polonia
La pratica di repressione e uccisione, di cui si macchia soprattutto la chiesa, ha colpito indiscriminatamente intere genealogie di donne . Figlie di donne processate per stregoneria, subivano la stessa sorte ree di contenere il germe del demoniaco. Ma come spiega la storica Pinuccia di Geraso, ricondurre il complesso fenomeno della stregheria esclusivamente alla politica di reprimere il sesso e la donna appare, tuttavia, eccessivo. Con questa interpretazione, infatti, rimarrebbe inspiegato perché in Italia i processi siano così pochi e perché la Spagna rivolga le sue armi repressive verso differenti obiettivi (gli ebrei e i mori, convertiti con la f orza in passato), trascurando le donne. D’altro lato, l’accusa di stregoneria serve spesso a controllare, perseguitare e distruggere strati sociali e comunità ostili, come nel caso dei montanari e dei contadini. Tuttavia la diffusione e la persistenza delle dottrine e delle immaginazioni intorno a streghe, stregoni sollevano anche altre questioni, relative all’insicurezza collettiva, che spinge a riversare su qualche “responsabile la colpa delle calamità ricorrenti, delle malattie e delle pesti. E’ da ricordare la grande responsabilità non solo della chiesa ma anche civile ai processi alla streghe. Le streghe spesso sono guaritrici di paese, praticano una medicina empirica a base di erbe e che assiste in particolare, per antica funzione pratica e simbolica della donna, alla nascita e alla morte. Costrette a vivere fuori dai centri abitati, amano la disobbedienza e utilizzano le piante spontanee che a quei tempi sono considerate velenose come quelle della famiglia delle “Consolanti”, tra cui la belladonna, che contengono alcaloidi dotati di proprietà analgesiche e antinevralgiche e che, per non diventare intossicanti, vanno utilizzate in piccole dosi(forse è lì che nasce l’odierna dell’omeopatia).
Ma per circostanze e per ragioni che spesso ci sfuggono, la guaritrice cessa di essere vista come figura positiva e diventa il capro espiatorio della comunità. Come è possibile che per tre secoli sia così ampiamente accettata da tutte le classi sociali, e a vari livelli di istruzione, la credenza nell’esistenza reale delle streghe? Jean Bodin, filosofo del XVI, è autore del testo “Demonomanie”, scritto con il fine di correggere la debolezza dei giudici, nel condannare un fenomeno ritenuto pericoloso per la saldezza dello stato sostiene che la ragione maschile vuole reprimere un fenomeno poiché rasenta i terreni del potere femminile. E’ riconoscibile attraverso Bodin un’epoca ostile verso un eventuale potere, sia della donna-regina sia della donna-strega. Ed è qui che ci rimanda nuovamente la questione, nonostante le fonti storiche offrono varie e diverse ipotesi, ad un’ espediente strategico e innegabile, divenuto pratica rituale e consolidata di cui si serve l’umanità in crisi: lo scardimento di un simbolico femminile si resistenza al potere maschile.
La competizione storica delineata sopra per l'egemonia sulla modernità prosegue oggi, pensiamo al dibattito sull’aborto di questi ultimi mesi. Le modalità sono diverse, ma resta una competizione fra culture maschili che si alleano per togliersi di mezzo l’ostacolo comune e cioè la soggettività femminile. E’ il caso di dire che le streghe son tornate!
(Delt@ Anno VI°, N. 61 del 17 Marzo 2008)
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La CACCIA alle STREGHE
Nel 1252 Papa Innocenzo IV autorizzò l'uso della tortura per estorcere "confessioni" di stregoneria da parte delle donne sospettate. Questo papa criminale alla sua morte fu sepolto nel Duomo di Napoli con una iscrizione che inizia con queste parole: Hic superis dignus, requiescit Papa benignus......
Successivamente, Alessandro IV diede all'Inquisizione ogni potere di torturare ed uccidere, in caso di stregoneria coinvolgente l'eresia.
5 Dicembre 1484: Papa Innocenzo VIII emette la bolla “Summis desiderantes affectibus” sulle streghe, che ordinava di inquisire sistematicamente, per scoprire torturare e giustiziare le streghe in tutta Europa.
Nel "Malleus Maleficorum" (il maglio delle streghe) una sorta di "Manuale del perfetto inquisitore", gli "esperti" della Chiesa Cattolica (ovvero i frati domenicani Heinrich Kramer Institor e Jacob Sprenger) elencavano dettagliatamente quello che combinavano le streghe: «uccidono il bambino nel ventre della madre, così come i feti delle mandrie e dei greggi, tolgono la fertilità ai campi, mandano a male l’uva delle vigne e la frutta degli alberi; stregano gli uomini, donne, animali da tiro, mandrie, greggi ed altri animali domestici; fanno soffrire, soffocare e morire le vigne, piantagioni di frutta, prati, pascoli, biada, grano e altri cereali; inoltre perseguitano e torturano uomini e donne attraverso spaventose e terribili sofferenze e dolorose malattie interne ed esterne; e impediscono a quegli uomini di procreare, e alle donne di concepire…».
Dal 1257 al 1816 l'Inquisizione torturò e bruciò sul rogo milioni di persone innocenti. Erano accusate di stregoneria e di eresia contro i dogmi religiosi e giudicate senza processo, in segreto, col terrore della tortura.
Se “confessavano" erano dichiarate colpevoli di stregoneria, se invece "non confessavano" erano considerate eretiche, e poi arse sul rogo. Non sfuggiva nessuno.
Alcune erano sottoposte alla prova della pietra al collo, la presunta colpevole veniva cioè gettata in acqua legata a una pietra. Se annegava era innocente, se invece restava a galla era una strega ... in ogni caso moriva!
In tre secoli alcuni storici hanno stimato che furono sterminati nove milioni di streghe, all'80% donne e bambine. Le donne venivano violentate oltre che torturate; i loro beni erano confiscati fin dal momento dell’accusa, prima del giudizio, poiché nessuno era mai assolto.
La famiglia intera veniva spossessata di ogni bene; si dissotterravano persino i morti per bruciarne le ossa.
Il Malleus Maleficorum stabiliva che la strega accusata doveva essere "spesso e frequentemente esposta alle torture". Le cacce alle streghe erano campagne ben organizzate, intraprese, finanziate ed eseguite dalla Chiesa e dallo Stato.
Questo regime di terrore durò cinque secoli, sotto la benedizione di almeno 70 papi, tutti in qualche modo compromessi con questi orrendi crimini.
1676: Un frate, con il crocifisso in mano, annuncia ai condannati il giudizio della Chiesa che li condanna ad essere bruciati vivi.Perché le donne costituivano il bersaglio preferito? Perché si voleva eliminare il principio femminile. Il ruolo naturale di guide da esse esercitato nella comunità minacciava il potere delle autorità (principio maschile). Le donne si occupavano della salute (gli uomini imparavano da loro) e trasmettevano le tradizioni; le più anziane arbitravano con saggezza le contese. Avevano un potere e una forza naturali, incarnavano la sovranità del principio femminile con i suoi valori di conservazione, protezione, aiuto reciproco, condivisione... trasmettevano forza alla popolazione.
1549: Le donne bruciano... i frati assistono con atteggiamento rilassato,impugnando i crocifissi. Un soldato, addirittura, si scalda le mani.
Uomo o donna, chiunque usasse la testa costituiva una minaccia alla ricchezza e al potere di una minoranza di privilegiati e andava quindi eliminato.
Una donna simile veniva giudicata una strega e bruciata, dopo di che ci si impadroniva dei suoi beni. Qualunque donna non sposata dotata di un'abilità insolita o caratterizzata da un tratto particolare (per esempio i capelli rossi) rischiava l'accusa di stregoneria e quindi la morte.
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La strega tra storia e leggenda
Ma chi erano le streghe? Esistevano realmente?
Secondo gli accusatori del tempo erano donne che, al calar delle tenebre, si spostavano in volo raggiungendo in poco tempo luoghi anche molto distanti, si riunivano in congresso, operavano malefici, si trasformavano assumendo aspetto animale o forme mostruose. Al mattino riassumevano le loro normali sembianze.Il padre gesuita Federico von Spee nella sua Cautio Criminalis del 1631 indicò come, una volta arrestate, restasse a queste donne solo una lieve speranza di salvezza, poiché ogni piccolo dettaglio della loro vita, ogni atteggiamento o parola, veniva interpretato in modo tale da considerarle streghe, nell’estremo tentativo di trovare indizi sufficienti a sorreggere un’accusa che non aveva alcuna sussistenza. Bisogna inoltre tener presente che molte donne, sotto tortura, o pur di sfuggire ad essa, arrivavano ad ammettere colpe inesistenti.
Ma quali motivi potevano spingere all’accusa di stregoneria?
Si trattava forse di donne "diverse" rispetto al resto della comunità, con problemi sociali o psichici, o semplicemente in grado di curare alcune malattie usando infusi preparati con erbe officinali, perciò accusate di stregoneria in quanto non usavano le tecniche mediche convenzionali.Gli abitanti del paese di Cervarolo, in Valsesia, agli inizi dell’800, arrivarono a temere che una loro compaesana fosse una strega dai suoi tratti somatici, solo perché aveva "una statura alta, con una faccia deforme, nera, bitorzoluta, con una guardatura fiera, contornata da un profondo increspamento degli angoli delle palpebre, del tramezzo delle sopracciglia e di tutta la fronte che rendevala cupa e minacciosa, con un tono di voce sonoro e risoluto, e tutto ciò accompagnato da un umore ipocondriaco e bisbetico" (da LA STREGA IL TEOLOGO LO SCIENZIATO, a cura di M. Cuccu e P.A. Rossi, ECIG, Genova, 1986)F. Balzani ritiene che un ruolo rilevante nella nascita e nella diffusione di queste forme di superstizione e di suggestione, che poi si riscontrano anche in molte leggende, abbia avuto la crisi sociale del 1500/1600, quando il passaggio dall’economia feudale a quella mercantile influì sulle attività economiche non solo nella città, ma anche nelle campagne.
Diminuite le fonti di reddito delle classi contadine, abbandonate anche dalla nobiltà rurale, la miseria, l’ignoranza e la denutrizione spinsero i contadini verso la superstizione, che li portò ad imputare i danni ai raccolti e al bestiame non a fattori naturali (conseguenza delle condizioni climatiche o del terreno o dei magri pascoli), ma come conseguenza di atti maligni, da sconfiggere solo con gli scongiuri.
Le pratiche magico – superstiziose perdurarono poi nei secoli, in particolare nelle zone montane, come indica C. Triglia parlando della Valsesia: "Spesso, ad esempio, gli ammalati rifiutavano l’assunzione di cibo e medicine perché la luna non era propizia. La febbre terzana e la quartana venivano curate con un curioso rimedio, detto "legar la febbre": si avvolgevano in alcune erbe gli alluci e i pollici dell’ammalato, che poi venivano legati strettamente con un filo di seta rossa; l’operazione era accompagnata da gesti e parole magiche. […] Alla figura del medico, guardata con sospetto e diffidenza dai montanari, si preferiva il rimedio della vecchia guaritrice del paese, più tradizionale e convincente. A completare il quadro non mancavano folletti, streghe e diavoli, che animavano luoghi oscuri e deserti, vallate e boschi, alpeggi e ghiacciai." (da LA STREGA IL TEOLOGO LO SCIENZIATO, a cura di M. Cuccu e P.A. Rossi, ECIG, Genova, 1986).
D’altro canto sono numerose le leggende, a metà tra realtà e fantasia, tipiche del Canavese, delle Valli di Lanzo e della Val Soana, in Piemonte. Angelo Paviolo, in un articolo pubblicato su "Oltre" spiega come questi luoghi, ed in particolare il Canavese, abbiano fama di essere terra di "masche", termine con cui nel dialetto provenzale, si indicava la strega: "Strega, piemontese stria, è dal latino striga, con cui i nostri padri indicavano rapaci notturni come il gufo, ma soprattutto la civetta, ritenuta da una credenza non del tutto scomparsa neanche oggi, annunciatrice, quindi portatrice di sciagure; masca, che nel resto del Piemonte vale soprattutto come fattucchiera o anche fantasma, in Canavese è specificamente la strega; è parole provenzale, forse di derivazione longobarda, presente già nel famoso editto di Rotari del 643 con l’espressione "Stria quae est masca ". La derivazione è da mascara-maschera, con il significato di deforme imitazione del volto umano con fattezze animalesche […]" (da OLTRE, vd. bibliografia)
Nelle leggende delle Valli di Lanzo e Val Soana le masche erano donne apparentemente normali durante il giorno ma che, con l’oscurità, assumevano sembianze animalesche; erano dotate di poteri misteriosi, ma si limitavano "a fare scherzi, dispetti, a spaventare le persone, togliere il latte alle vacche, nascondere gli attrezzi da lavoro, deviare l’acqua dei piccoli corsi, prosciugare fonti o imputridirle" (da OLTRE, vd. bibliografia)
Ed esistono, a prova di queste leggende, anche luoghi ritenuti ritrovo delle masche, come Vonzo, in Val Grande, o il Pian delle Masche in Val Soana. E nella leggenda alcuni elementi naturali vengono trasformati in "oggetti magici": basta pensare al Roc delle Masche a Vonzo:"Narra la leggenda che su quel masso [il roc] solessero balzare di notte le masche (streghe o fate) di Vonzo. Una notte decisero di trasportare il masso fino a Lanzo e di posarlo proprio sul ponte del diavolo, per godere, il giorno dopo, dello stupore dei lanzesi per quel prodigio.
Così si caricarono sulla testa l’enorme roccia e in volo, seguendo la Stura, arrivarono sino al ponte. Ma il diavolo non gradì che si mettesse in pericolo la sua costruzione e con tremende minacce costrinse le masche a riportare il masso a Vonzo. Nel viaggio di ritorno alle poverine pareva che a poco a poco le loro teste affondassero nella pietra, tanto il masso era pesante, ma non c’era niente da fare: il diavolo aveva imposto loro di riportarlo al suo posto prima dell’alba. Ci riuscirono a stento, ed ancor oggi si vedono incavate nella roccia le impronte delle teste, affondate per arte magica nella dura pietra." (da OLTRE, vd. bibliografia)
FONTI BIBLIOGRAFICHE:
A cura di M. Cuccu e P.A. Rossi, LA STREGA IL TEOLOGO LO SCIENZIATO, Atti del Convegno "Magia, stregoneria e superstizione in Europa e nella zona alpina" Borgosesia 1983, ECIG-EDIZIONI CULTURALI INTERNAZIONALI GENOVA, 1986
Francesco Bolzoni, LE STREGHE IN ITALIA, Universale Cappelli
OLTRE CANAVESE E VALLI DI LANZO PROVINCIA DI TORINO, Periodico bimestrale di informazione e cultura distribuzione regionale, edito dalle Grafiche Ambert F.lli Pistono Editori, n.7 anno secondo 2002
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mercoledì 26 settembre 2007
Streghe o janare?
Streghe o janare?
Nel dialetto beneventano non esiste la strega, ma la janara. E' con tale nome infatti che si indica una donna, che possiede poteri magici, conosce le virtù delle erbe, pratica alcune operazioni mediche.
La figura della janara appartiene al patrimonio folclorico, la strega invece è una figura letteraria, confezionata già in età classica, ma soprattutto moderna, con caratteristiche andate via via perfezionandosi e configurate in un repertorio ben consolidato, grazie agli scritti di esponenti della cultura clericale dal Medioevo in poi, i quali, attraverso un lungo processo, ne selezionarono gli aspetti discriminanti, utilizzando materiale della provenienza più varia: racconti popolari; superstizioni locali; mitologia classica, ebraica, nordica; inchieste giudiziarie, verbali di processi, fino alla codificazione, sistematica ed accreditata dall’autorevolezza degli scrittori, della figura della strega secondo una tipologia precisa.
Origini del nome strega
Strega etimologicamente deriva da stryx, strige, uccello notturno, che si riteneva succhiasse il sangue dei bambini nella culla e istillasse nelle loro labbra il proprio latte avvelenato. Era ritenuto una specie di arpia, di vampiro; tale nome ricorre in Plauto, Ovidio e Plinio . Per tali caratteristiche il nome strega ha indicato le donne credute responsabili di aborti ed infanticidi.
Demoni femminili sono presenti nella cultura classica, come dice Gerolamo Tartarotti nel 1749 nel suo Del congresso notturno delle Lammie, libro I capitolo IX.
“ ... il moderno congresso notturno delle Streghe altro non è che un impasto della Lilith degli Ebrei, della Lammia e delle Gellone de’ Greci , delle Strigi, Saghe e Volatiche de’ Latini”.
A tali leggende, il Tartarotti affianca anche quella medioevale della brigata notturna, scorta di Diana o Erodiade.
Lamia è un altro demone femminile. Ella era una regina di Libia, amata da Giove , i cui nati furono sterminati da Giunone, legittima moglie del re degli dei, per vendetta della sua infedeltà. Ciò rese Lamia crudele verso l’altrui prole.
Come è nata la figura della Strega
Alla costruzione dotta del personaggio della strega concorrono vari elementi:
1. La componente culturale classica, che parte da un culto di Diana -Ecate -Iside , divinità femminili che avevano anche aspetti inquietanti per il loro rapporto con la magia.
2. La componente culturale popolare viene riscontrata ad esempio da Margaret Murray . La presenza delle streghe è ravvisabile in ogni cultura agricola, e sembra la sopravvivenza di una religione femminile preistorica che genericamente la Murray chiama “culto delle streghe ”.
3. La componente culturale clericale elabora i materiali folclorici attribuendo ad essi un valore negativo. Tutto ciò che non è culto cristiano degenera nell’eresia, in quanto serve altre divinità che non possono essere benefiche, poichè solo Dio è buono. Ogni altra forma di religiosità sottende la presenza del diavolo.
Malleus Maleficarum
Le donne che celebrano i culti agrari della tradizione non sono semplici continuatrici di un paganesimo contadino, ma, secondo la visione clericale, hanno venduto la loro anima al diavolo per poter avere poteri magici e trasformarsi in animali. Esse servono il loro signore (il diavolo) in una sorta di vassallaggio feudale al negativo, con ogni sorta di azione malvagia. Prima fra tutte vi è la minaccia all’infanzia, sia attraverso le pratiche abortive, sia attraverso l’infanticidio o il danneggiamento fisico dei piccoli. In tale visione misogina la strega è l’opposto della Madonna, che è vergine e madre; essa invece è lussuriosa e sterile; minaccia la capacità riproduttiva che infiacchisce con le sue arti (legamenti, fatture d’amore) perciò è nemica dell’intero genere umano.
Questa congerie di credenze fu elaborata nel corso dei secoli, a partire da quel capolavoro di sadismo, che fu il Malleus Maleficarum di Sprenger e Institor. Esso era un manuale per il perfetto inquisitore, che insegnava come riconoscere, interrogare e torturare una strega, sventando le numerose malizie di cui questa serva diaboli era capace.
La janara è una figura della tradizione popolare. Come tutti gli esseri magici, ha carattere ambivalente: positivo e negativo. Conosce i rimedi delle malattie attraverso la manipolazione delle erbe, ma sa scatenare tempeste. Nella coscienza popolare non si associa la janara al diavolo, ella non ha valenze religiose, ma solo magiche, come l’Uria , la Manalonga, le Fate. Appartiene cioè ad un universo estraneo a quello umano e per questo temibile ed incomprensibile come tutto ciò che è diverso.
È capace di nuocere agli umani, ma non ha i legami con il diavolo, che le attribuiscono gli uomini di chiesa, i quali ne fecero un’eretica, al pari dei seguaci di altre religioni.
Volo al Sabba
Origini del nome janara
L’etimologia proposta per il termine popolare janara metteva in connessione tale nome con il latino ianua = porta, in quanto essa è insidiatrice delle porte, per introdursi nelle case. Presso gli usci si ponevano quindi scope o sacchetti con grani di sale, in modo che, se la janara riusciva ad entrare, sarebbe stata costretta a contare i fili della scopa o i granelli di sale, senza poter venire a capo del conto. L’alba sopraggiungeva a scacciarla, poiché non si accorgeva del passare del tempo, impegnata nell’insulsa operazione. Gli oggetti posti a tutela delle porte infatti hanno insite virtù magiche: la scopa per il suo valore fallico, oppone il potere maschile e fertile a quello femminile e sterile della janara; i grani di sale sono portatori di vita, poichè un’antica etimologia connette sal (sale) con Salus (la dea della salute). Per Piperno, l’origine del nome deriva dal fatto che le streghe per aerem nare sentiantur dum feruntur ad ludos oppure dal fatto che il nome di una delle Lamie del tartaro era Duchessa Iana[1]
Janara è il termine comune nella nostra provincia per indicare la strega e lo si trova anche nella variante ghianara. La semiconsonante iniziale è l’evoluzione naturale del nesso latino \di\, come nel caso di diurnum Þ juorno. Pertanto il termine non viene da ianua, in cui la \i\ evolverebbe in \g\ (cfr. Ianuarius Þ Gennaro), ma da dianaria o dianiana, aggettivo derivato da Diana , equivalente a “seguace di Diana”. L’antichissima divinità italica, dea federale dei Sanniti e protettrice della plebs romana, è chiamata da Cicerone dea della caccia, della luna e degli incantesimi notturni (Cic. De nat. deor., 2, 68, sgg.).
Orazio parla dei tria virginis ora Dianae (i tre volti della vergine Diana ) o di Diana triformis (Diana triforme, cfr. Hor, Car., 3, 22, 4)
Virgilio conferma tale aspetto quando parla della dea che è Luna in cielo, Diana in terra, Ecate nel mondo infernale (Verg., Aen., 4, 511.b)
“Gioco di Diana ” è definito, in molti testi, il corteo di streghe , stregoni e spiriti infernali di cui si aveva notizia attraverso le deposizioni delle imputate di stregoneria. Altro nome di esso è sabba ”, forse da Sabazio, o Bacco, in onore del quale si celebravano riti orgiastici. Infatti anche nel consesso stregonesco vi era una forte componente sessuale. Diana è chiamata nei processi “Signora del gioco”, dove “gioco” traduce il latino ludus, nel significato di “luogo dove s’impara” o anche di “passatempo dilettevole”, visto che in queste riunioni si ballava e si cantava.
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[1] Pipernp, Pietro, Della superstitiosa noce di Benevento, Gaffaro ed., Napoli, 164°, rist.anast. Forni, 1984, p.77, “si vedono nuotare nell’aria, mentre sono trasportate ai convegni”.
TRATTO DA http://www.realtasannita.it/streghe/streghe%20o%20ianare.htm
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Raffaela Maria Sateriale
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Streghe nel veneto
Ciò che più colpisce nella ricerca sulle credenze popolari, è il mutamento sostanziale che in larghi strati della società si è prodotto nei riguardi dell'occulto.
Notiamo negli ultimi anni una progressiva scomparsa delle credenze tradizionali, che va di pari passo con il cambiamento della struttura sociale
(maggiore benessere economico, innalzamento della scolarità, fruizione dei mass-media) e la scomparsa della generazione più anziana ancora legata all'antica "fede".
Anche nel Veneto l'organicità della tradizione contadina, che fungeva da connettivo sociale, si sta progressivamente disgregando.
La comune credenza nel magico, che serviva a spiegare gli eterni problemi del vivere, diventa sempre più espressione di angosce e paure individuali che non trovano risposta.
Non è un caso che di tutte le credenze popolari, l'unica rimasta sia quella nella stregoneria.
Gli orchi, le fate, i folletti, che fino a pochi anni fa ancora popolavano le campagne e le vallate del Veneto, sono in via di estinzione.
I giovani non li conoscono e le persone di mezza età ne hanno un pallido ricordo, solo gli anziani ne parlano meravigliati e riconoscenti che ancora qualcuno voglia sapere quelle vecchie storie.
Nei loro racconti si rintracciano gli esili fili delle antiche credenze che,
riprese e ingigantite dalle Istituzioni nel corso della caccia alle streghe,
continuarono sotterranee a sollecitare la fantasia della società contadina per altri due secoli.
Nelle credenze popolari, per strega si intendeva un essere di sesso femminile, immaginato in genere con l’aspetto di una vecchia bruttissima e ripugnante, fornita di poteri magici, in rapporto col demonio e volta a fare del male. In realtà la nostra tradizione parla di una varietà di streghe :
le Gatte Masciare, Streghe Marine, Zobiane, Beate Donnette, Bele Butele,
e cambiano nome a seconda dei loro intenti in Vecie Barbantane (in genere brutte e perverse).
Le pratiche, le credenze, variano di molto fra luogo e luogo e usano diverse parole, diversi approcci alla natura, una strega siciliana è diversa da una strega Veneta.
Ma chi erano le Streghe, questi esseri che ognuno di noi ha ormai identificato quali rappresentanti del mondo della stregoneria, dell'occulto e della magia, erano veramente delle vecchie che di notte si riunivano tra loro per compiere malefici ?
O erano semplicemente delle sventurate, magari un po' svitate ?
Un tempo si ricorreva alla magia soprattutto per due motivi : la malattia e l'amore.
Le donne la usavano per trattenere i mariti o gli amanti, gli uomini per liberarsi dall'impotenza attribuita a fattura.
Le streghe furono il fenomeno caratterizzante del Medioevo,
tanto da venire accusate di rapporti spirituali e carnali con il diavolo
e fu per questo che possedevano poteri magici, come volare o comandare la volontà altrui. La strega usava oggetti sacri rubati nelle chiese,
come le tanto favoleggiate ostie risputate, l'olio santo, la corda della campanella, briciole di altare ecc.
La Chiesa Cristiana le mise subito nella lista nera e le dichiarò illegali,
cacciandole fino alla loro eliminazione attraverso la Santa Inquisizione.
Da ricordare che il 13 febbraio 1278, 200 persone (Catari e Valdesi) venivano arsi vivi nell'arena di Verona per ordine dell'Inquisizione.
Comunque, le streghe del Medioevo non hanno nulla a che fare con le storie
raccontateci dalle nostre nonne, le "nostre" streghe erano tornate ad essere povere vecchie, i cui poteri erano facilmente neutralizzabili con opportuni gesti e scongiuri, tanto che le caratteristiche negative delle streghe descritte nei trattati del XV e XVI secolo si sono tramutate in positive e diventate appannaggio delle maghe odierne che vediamo in tv.
TRATTO DA http://digilander.libero.it/comunedibevilacqua/streghe.htm
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Raffaela Maria Sateriale
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La nascita delle streghe nel medioevo
La nascita delle streghe nel medioevo,
7/7/2007
Nel 1485 venne pubblicato il Malleus Maleficarum (noto anche come “il martello delle streghe”), libro cardine per chi avesse voluto approfondire l’argomento “stregoneria”.
Scritto da due teologi domenicani, Heinrich Krämer e Jakob Sprenger, fu approvato da papa Innocenzo VIII e l’imperatore Massimiliano I d’Austria. Sebbene il Martello delle streghe sia stato il primo volume ad ottenere un successo in larga scala ottenendo in due secoli trentaquattro ristampe, la storia della stregoneria ha inizio molto prima, a partire dal X e XI secolo.
Al principio del millennio la chiesa interpretava ancora la stregoneria come una sorta di paganesimo, residuo culturale della cristianizzazione avvenuta secoli prima nell’impero romano d’occidente, per tutto l’alto medioevo l’approccio con questi “pagani” non fu tanto assimilabile a una persecuzione, quanto al tentativo di conversione degli stessi. Andando ad avvicinarsi al basso medioevo le cose iniziarono ad assumere carattere più preoccupante. Nel 1138 il decretum di mostra uno dei primi accostamenti ufficiali delle pratiche di stregonerie con la figura del diavolo e di conseguenza con i suoi poteri malvagi. E’ da qui che si può dire inizi il processo di identificazione tra lotta contro l’eresia e lotta contro la superstizione e la magia accumunate appunto dall’influenza malefica del demonio che si contrappone a quella che veniva indicata come l’unica via di salvezza alla sua corruzione: la chiesa.
Dopo essersi occupata della repressione dei movimenti evangelici, quelli cioè che predicavano una dottrina differente dal dogma della chiesa rifacendosi ai vari vangeli e agli atti degli apostoli, la chiesa iniziò a puntare l’occhio sulla stregoneria. “Tutti possono potenzialmente abbracciare la stregoneria”, questa la teoria espressa dal Malleus maleficarum; facevano eccezione a questi solamente i giudici e tutti coloro che, autorizzati dalla chiesa, effettuavano per essa i riti di esorcismo.
L’eresia della stregoneria in questo modo venne perseguita non solo dal clero, ma anche dai detentori del potere temporale che spesso ne fecero largo uso per eliminare pericolosi rivali politici. Lentamente la condanna civile a questo tipo di eresia venne trasportata su larga scala coinvolgendo le popolazioni rurali, più vicine alla superstizione e quindi facilmente influenzabili; se infatti la stregoneria era una corruzione diabolica, questa andava contro l’uomo, il bestiame, i campi… tutto quanto interessava cioè ai contadini e proprietari terrieri.
Nel 1258 abbiamo l’ufficializzazione della condanna da parte del potere temporale, di coloro che praticavano stregonerie; l’avvicinamento completo e il definitivo contatto dei concetti eresia-stregoneria, si ha nel corso del XIV secolo nel corso del quale la stregoneria diviene l’eresia per eccellenza, in quanto punibile anche quale reato contro gli uomini e le cose con procedimento civile.
Nel secolo successivo poi abbiamo una ulteriore cernita dei soggetti imputabili, è in questi anni che la chiesa cattolica stabilì che le donne, in quanto soggetti più deboli, erano più facilmente influenzabili dal demonio. Ebbe così inizio la “caccia alle streghe” una sorta di genocidio che in tre secoli portò al rogo circa centomila donne.
TRATTO DA http://gdr.leonardo.it/articoli
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Raffaela Maria Sateriale
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STORIA DI STREGHE-VISIONE STORICA
La strega è una figura più vecchia del Cristianesimo. Chi non ricorda la maga Circe raccontata dai greci, la splendida donna che trasformava in porci i compagni di Ulisse, o la Medea di Euripide? Ma andiamo ancora più indietro nel tempo. Il poeta romano Ovidio chiamava strix un grosso uccello con la testa grande, due occhi fissi, il becco e gli artigli da rapace e le penne chiare.
È un uccello notturno che assomiglia a un gufo, capace, secondo certe credenze, di penetrare nelle case, protendere gli artigli verso le culle per afferrare i bambini e succhiarne il sangue. Vi era un modo, però, per tenerli lontani: veniva usata una pianta magica, l'aglio che era diffusissimo nella medicina popolare, per combattere veleni e malefici. Dal nome latino di questa creatura orrenda deriva il vocabolo medievale di stria che indica ancora oggi animali come la civetta o il barbagianni, simboli inquietanti di un mondo oscuro e impenetrabile.
Dal plurale di strix nasce il nome di strega, donna malefica che si trasforma nell' uccello mostruoso che succhia il sangue degli umani sorpresi nel sonno. Si racconta che streghe erano capaci di trasformarsi in animali, grazie alle loro doti magiche.
Questa convinzione popolare che le streghe riuscissero ad assumere sembianze di vari animali deriva probabilmente dall' uso delle Baccanti, adepte del dio orgiastico Bacco, di travestirsi con pelli di animali come gatti, lupi e uccelli notturni, ecc.. durante i loro sabba.
Un'altra caratteristica di queste streghe dell'antichità è la pratica del cannibalismo: già da Orazio si pensava che le streghe fossero cannibali e conseguentemente tra le popolazioni germaniche si ritrova la credenza delle streghe divoratrici di carne umana.
Tutto ciò serve a dimostrare che la stregoneria non è nata nel Medioevo e che le sue origini non possano essere del tutto attribuite all'influenza della Chiesa. Fin dall'antichità comunque le streghe venivano da tutti considerate donne di natura perfida, su questo tutti erano concordi. Esse erano delle donne dall'aspetto orribile, coltivavano arti magiche, erano capaci di gettare malocchio o di fare fatture oltre che possedere la capacità di predire la sorte e preparare filtri d'amore.
tratto da http://www.bethelux.it/streghe.htm
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Raffaela Maria Sateriale
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LE DONNE NEL MEDIOEVO
Fisicamente deboli, moralmente fragili, le donne erano considerate nel Medioevo creature da proteggere dagli altri, ma anche da se stesse. Esse erano sempre state sottoposte alla sorveglianza e alla guida degli uomini del loro "ordine". Quindi a tutti i livelli della società la donna disponeva di una libertà di spostamento e di azione molto ridotta rispetto a quella maschile. Il compito principale assegnato loro, di qualsiasi ceto o condizione fossero, era quello di prendersi cura della famiglia a cui appartenevano o presso cui prestavano servizio, e di vegliare sui beni del gruppo familiare. Dall'alto Medioevo in poi, le bambine venivano educate già dall'età di sette-otto anni quando, separate dai bambini, iniziavano la loro vita di apprendimento stando intorno alla loro madre: la signora del castello. Quest'ultima insegnava alle figlie come usare il telaio e l'ago. Infatti il campo artigianale tessile è rimasto per tutto il Medioevo di competenza femminile. Si lavorava in casa per uso familiare ma anche come lavoro retribuito nei laboratori dei villaggi. Il matrimonio nella società medievale aveva funzione procreativa che nei ceti elevati era affiancata dalla trasmissione del patrimonio familiare, e questo implicava trattative complesse e prudenti. L'integrazione della donna alla casa dell'unico uomo che avesse il diritto di fecondarla arrivava talvolta fino a cambiare il suo nome personale. L'aspetto più importante del suo ruolo nella casa era partorire dei buoni eredi che potessero essere degni della trasmissione del patrimonio degli avi. I figli erano quindi la conseguenza più importante del matrimonio e rappresentavano la fusione del sangue delle due famiglie. I nomi a loro assegnati erano quelli di entrambi i rami.
Nel basso Medioevo, invece, la situazione migliorò. Anche se le giovani ragazze dai quindici anni in su sposavano signori dai sessant'anni in poi, traevano da questa situazione il loro vantaggio. Da parte dei mariti si evidenziava una sorta di protezionismo paterno, e questi si preoccupavano di insegnare loro come dovevano comportarsi. Erano particolarmente indulgenti lasciando coltivare alle mogli i propri interessi e assecondandole nella richiesta di istruzione.
Nei confronti del marito, in seguito all'insegnamento:
"... le donne a cui Dio ha dato una coscienza e che sono ragionevoli debbono avere un perfetto e riverente amore per i loro mariti...",
dovevano essere sempre premurose sia a letto che a tavola, a volte nascondendo un cuore triste. Mostrare pazienza era una qualità essenziale e per tale motivo non dovevano mai lamentarsi, tenendosi stretto il marito e riportandolo a sé se questo evadeva dal rapporto coniugale.
Anche la contadina dei feudi gestiva la sua casa ma direttamente, innanzitutto versando i tributi e poi tenendola in ordine e pulita. Accudiva i figli in quanto il marito stava tutto il giorno nei campi del MANSO dove ogni tanto andava ad aiutarlo, curandosi del pollaio e di tosare le pecore. Esisteva inoltre un laboratorio separato da quello degli uomini dove, insieme alle altre contadine e serve, svolgeva i lavori assegnati.
La caccia alle streghe
Nel corso del XII secolo, accanto ai monasteri maschili ebbero ampia diffusione anche quelli femminili. Ma verso la fine del secolo, la religiosità delle donne cominciò ad esprimersi al di fuori di qualsiasi regola, trovandosi immediatamente esposta all'accusa di eresia.
All'assurdo massacro degli eretici si deve aggiungere un'altra categoria, duramente perseguitata dalla Chiesa: le streghe.
Il Terrore iniziò con papa Gregorio IX il quale decretò che gli eretici dovevano essere consegnati al braccio clericale ai fini dell'esecuzione della pena. Centinaia di morti torturati e bruciati testimoniano la follia dell'Inquisizione. Alle cerimonie stregonesche la Chiesa oppose sue personali forme di magia (riprese dalle Antiche Religioni)come acqua santa, candele benedette, campane, medaglie, rosari, reliquie, esorcismi e sacramenti ma nonostante tutte queste armi "divine" più torturava, bruciava ed uccideva, più c'erano streghe, maghi e fattucchiere. In letteratura vengono riportati casi di località nelle quali il numero delle streghe superava del doppio quello delle persone "normali". Interi paesi vennero spopolati (a Triora, la Salem italiana vennero bruciate 400 donne) bruciandone gli abitanti.
Su incoraggiamento del papa Innocenzo VIII Heinrich Kramer e Jakob Sprenger pubblicarono nel 1486 il Malleus Maleficarum. Quest'opera raccoglieva tutte le credenze e superstizioni popolari che spesso mischiava con la dottrina della Chiesa. Questo libro dava anche direttive su come svolgere i processi e le torture ed è indicativo dei pensieri morbosi, specialmente verso le donne, a quel tempo:
"...Che cosa e' la donna se non un nemico dell'amicizia, una inevitabile punizione, un male necessario, una tentazione naturale?"
Grande fu la fama di questo libro tanto che fu tradotto in francese, inglese tedesco e italiano e in tutti i paesi infiammava l'animo della comunità con il monito biblico del versetto 22,17 dell'Esodo:
" Non lascerai vivere la maga".
La caccia alle streghe iniziò nel '400, si intensificò nella seconda metà del '500 e declinò a partire dalla fine del '600. La maggior parte delle condanne per stregoneria fu la conseguenza di processi condotti in modo legale. L'ultimo processo per stregoneria in Inghilterra risale al 1712. La giuria giudicò l'imputata, Jane Wenham, colpevole e la condannò a morte, una sentenza che poi fu annullata grazie agli sforzi del giudice che aveva tentato invano di convincere la giuria a scagionare la prigioniera.
Le beghine
Le donne che vivevano sole o in comunità, conducendo un'esistenza povera e casta, furono chiamate con un nome che era usato per i Catari della Francia meridionale: quello di Beghine. Il movimento delle Beghine si sviluppò come una nuova forma di vita religiosa e cercò la protezione della curia. Il Medioevo è un periodo nel quale l'esperienza religiosa e i testi sacri sono il tessuto della vita comune. Le donne del tempo sicuramente si confrontarono con un famoso passo del Vangelo che presenta la figura di Marta e quella della sorella Maria al cospetto di Cristo.
I testi medievali ci tramandano tre figure di donne, che ci permettono di riflettere su questa doppia via: Trotula De Ruggiero, Ildegarda di Bingen e Margherita Porete.
Con il movimento religioso del tempo, quello femminile aveva una meta in comune: vivere cristianamente, secondo i principi del Vangelo, che si intendeva realizzare mediante la povertà e la castità. Spesso è stato detto che questo movimento religioso femminile del XIII secolo si può spiegare con la situazione economica e sociale delle donne appartenenti ai ceti più bassi della popolazione, ma esse non si erano fatte monache per trovare fonti di sostentamento. Molte donne avevano rifiutato la ricchezza dei loro genitori e il matrimonio con ricchi e nobili signori per vivere in povertà con il lavoro delle proprie mani, mangiando e vestendo poveramente, dedicandosi alle proprie aspirazioni religiose. Molte donne si separavano dal proprio marito per andare a far parte di comunità di Beghine o, più tardi, di Conventi di Domenicane, ai quali fecero capo le comunità delle Beghine, soprattutto nella Germania meridionale.
TRATTO DA http://www.atuttascuola.it/donna/medioevo.htm
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Raffaela Maria Sateriale
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