SETIRIA

QUANTE STREGHE

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domenica 7 dicembre 2008

Streghe: anche se lontano, i roghi bruciano ancora

di Nadia Magnabosco
Mentre nella nostra cultura la strega è diventata ormai una figura letteraria su cui, nel bene o nel male, si costruiscono storie, mostre, film o telefilm, ci sono parti del mondo in cui donne vere, viventi, vengono segregate in lager per streghe. E bambini-e torturati-e e abbandonati-e per strada perchè accusati-e di stregoneria. E' un fenomeno che tendiamo ad ignorare o addirittura a giustificare in quanto radicato in zone e in culture così diverse dalle nostre, dove la magia nera fa parte della cultura tradizionale e tutti credono nella superstizione e negli spiriti maligni.
Un articolo apparso sul Guardian Unlimited del 6 dicembre 2005 ha riaperto il caso - peraltro già denunciato in passato - di queste "nuove streghe" costrette a vivere internate in un campo creato appositamente per loro a Gambaga, un piccolo centro della regione settentrionale del Ghana, in quanto accusate di essere, appunto, delle streghe.
I presupposti base per essere definite streghe sono due: essere donna e essere vecchia. A questo si aggiunge una denuncia da parte di qualcuno, qualcuno che generalmente trae vantaggio da questo allontanamento, magari i vicini o gli stessi familiari, nel medesimo scenario facilmente individuabile: ignoranza e povertà. Una volta denunciate a queste donne non resta altra scelta che rifugiarsi in questi campi dove trovano una relativa tranquillità.
Si parla di circa 400 streghe raccolte in sei campi nel nord del Ghanam, con streghe provenienti anche dal Burkina Faso e dal Togo per trovare rifugio. Senonchè questi campi non sono hotels di lusso ma luoghi di segregazione, di miseria e di sporcizia. Il Gambaga Witch Camp, come viene chiamato uno di questi luoghi, ha attirato l'attenzione dei media nel '96, quando le donne hanno cominciato a lamentarsi delle pessime condizioni in cui erano costrette a vivere. Intervistate, molte di loro hanno dichiarato che davanti alle continue vessazioni di coloro che le accusavano erano state costrette ad ammettere di essere delle streghe e a trasferirsi nel campo senza che avessero in realtà alcuna colpa, se non quella di essere vecchie e malandate e quindi un peso per la società.
Lo stesso fenomeno, in versione più cruenta, si registra da anni in Tanzania: centinaia di donne anziane vengono accusate di stregoneria e assassinate brutalmente. Un articolo del giornale The Indipendent del 28 novembre 2005 ha denunciato una serie di recenti casi di donne anziane, considerate streghe, ammazzate crudelmente senza che nulla sia stato fatto per fermare questa escalation di omicidi. E' una campagna di terrore che costringe molte donne a vivere nella paura, chiedendosi chi sarà la prossima vittima, visto che per antiche credenze nelle campagne le donne anziane e le vedove sono generalmente considerate streghe. Tanto per quantificare da alcune fonti emerge che le donne anziane uccise in Tanzania sono circa 500 l’anno.
Ma la stregoneria non riguarda solo le vecchie. In Congo si parla ormai da qualche anno degli « enfants-sorciers », bambini accusati da parenti o vicini di portare disgrazia.

n.m.

Sono i capri espiatori delle tante difficoltà dovute alla guerra e alla povertà. L’attribuzione ad un bambino-a di poteri malefici avviene generalmente in seno alle famiglie colpite da qualche disgrazia che pensano di disfarsi dal "malocchio" seviziando e scacciando il bambino-a dalla famiglia. Bambini-e che così finiscono sulla strada, dove vivono alla giornata, rubano o si prostituiscono e spesso non sopravvivono. Secondo le stime delle organizzazioni umanitarie in Congo vivono settantamila minori senza tetto. Nella sola capitale Kinshasa i bambini accusati di stregoneria sono oltre trentamila. Hanno dai due ai dodici anni, provengono da famiglie in cui la madre è morta, oppure il padre si trova a combattere lontano, oppure così povere da usare la stregoneria come scusa per liberarsi di un'altra bocca da sfamare.
Yves Osakanu, membro dell'associazione internazionale l'Action des Chrétiens pour l'Abolition de la Torture, ha dichiarato: «Ciò che colpisce e sconvolge è che gli episodi più raccapriccianti sono avvenuti tra le mura domestiche».
Proprio come nella nostra società, dove l'80 per cento degli abusi sui bambini-e avviene in famiglia.
Allora non siamo poi così lontani da queste culture da medioevo e le vittime sono sempre le stesse: bambini e vecchi, e, ancor di più, vecchie e bambine.



28 gennaio 2006

mercoledì 26 settembre 2007

La persecuzione delle donne per stregoneria


Nei sotterranei dell'UmanesimoLa persecuzione delle donne per stregoneria, il lato invisibile dello splendore.
Parla Esther Cohen, autrice del saggio «Con il diavolo in corpo. Filosofi e streghe nel Rinascimento»

CHIARA ZAMBONI
Esther Cohen ha scritto un libro intitolato Con il diavolo in corpo. Filosofia e streghe nel Rinascimento (ombre corte, pp. 173, ¤ 13,50), nel quale pone al centro la sessualità femminile, l'eccesso del godimento che la caratterizza, e il corpo, per leggere il lato in ombra, il lato oscuro del Rinascimento. Esiste una linea di rottura, una faglia, a partire dalla quale poter vedere il lato invisibile dello splendore del Rinascimento: si tratta della persecuzione delle donne per stregoneria. Si sa che i rapporti tra donne e uomini variano nel tempo e slittano e si modificano impercettibilmente, ma al medesimo tempo si inscrivono con nettezza nel simbolico. Uno dei segni più significativi è la forma che prende la sessualità accolta e riconosciuta, e l'esclusione che ciò implica. Alla fine del Quattrocento si gioca una battaglia simbolica sulla sessualità - su quella femminile - proprio nel definire i tratti e i comportamenti e i patti attribuiti a quelle donne che vengono considerate e condannate come streghe.Lei parla del Malleus maleficarum (il martello delle streghe) del 1486, come uno scritto fondamentale perché descrive che cosa sia una strega. I domenicani, che ne sono gli autori, segnalano l'ambiguità della strega, l'impossibilità di ridurla a un tipo preciso. In che senso? Perché questo testo segnala un nodo cruciale di quel passaggio di civiltà che a lei interessa mostrare?Mi sembra che la pubblicazione del Malleus maleficarum costituisca un momento di rottura con il passato medievale. Si tratta del momento nel quale la «strega», che aveva rivestito fino ad allora un ruolo importante nell'economia simbolica medievale e in fin dei conti aveva avuto una funzione precisa anche per la Chiesa, cambia nello sguardo sociale. In questo periodo siamo di fronte a una nuova disposizione del sapere, vengono gettate le basi del pensiero scientifico: la strega ha una posizione che niente ha a che fare con tale nuovo inizio. E' per questo che viene annullata, nella forma molto concreta di essere bruciata viva. Con lei vengono bruciati tutti i desideri, che in qualche modo rimanevano ai margini della nuova organizzazione del sapere rinascimentale. Se nel testo parlo di ambiguità, è perché non c'è nessun tratto che la possa caratterizzare in modo univoco, distinguendola dal resto delle donne. In questo senso tutte le donne possono, a un certo punto, diventare streghe. Ma quello che mi è interessato di più mettere in evidenza è l'incapacità di queste donne di formulare un discorso proprio, che autolegittimasse la loro pratica. E questo a differenza dei maghi e filosofi del Rinascimento che, anche se praticavano la magia, avevano la capacità di produrre discorsi all'altezza di una accettabile difesa di tale pratica.
La donna, accusata di stregoneria, è presentata nel libro come portatrice di un sapere popolare, radicato e diffuso. Sono gli inquisitori a descriverla come una strega secondo i loro modelli di riferimento. Queste donne hanno un loro sapere, fondato sull'esperienza, hanno delle loro logiche discorsive. Quello che è mancato loro è stata la capacità di entrare in un rapporto di mediazione con il discorso dominante. Potrebbe spiegare in che senso?Certamente, la donna nel Medioevo aveva di frequente delle conoscenze precise e questo era accettato dalla Chiesa. Ma è proprio questo sapere a venir escluso dal sapere ufficiale nel Rinascimento. Prima la loro esperienza, che si fondava su un sapere concreto, era vista come parte del sistema simbolico del tempo. Il problema si avverte quando il sistema scientifico incomincia a riorganizzarsi nello spazio sociale del Rinascimento. E' a questo punto che le donne «di sapere» incominciano a essere indicate come streghe, come donne cioè che agiscono fuori dal contesto riconosciuto, ufficiale. Sono state bruciate per bruciare in fondo un sapere popolare che si è avuto intenzione di cancellare dal paradigma dominante.Parla di una alterità dentro di sé, che a ognuno di noi fa paura. Cita in questo senso Derrida, e a me viene in mente anche Kristeva di Stranieri a noi stessi. Si tratta dell'essere invasi, posseduti tra sé e sé da un fantasma, scrive Derrida. Da una alterità in conoscibile, scrive Kristeva, che l'io non può controllare. Questa idea l'ha guidata nel libro. Come?Credo, con Derrida, che la paura per le streghe non mostri se non la propria paura, la paura dei nostri desideri più bassi, e, in un certo senso, più nascosti. Quando si legge il Malleus maleficarum, l'impressione che si ha è decisamente quella di un paio di uomini di chiesa che semplicemente hanno paura e che si immaginano perciò ogni sorta di perversione. Questa paura è il filo conduttore che attraversa tutto il mio libro, o, per meglio dire, questa idea di Derrida è il sostegno di una buona parte del mio testo. Ma dietro questa idea c'è anche Bataille e la sua parte maledetta, cioè l'idea dello spreco, del desiderio improduttivo di vecchie donne che godono di una sessualità senza limiti, che non hanno più l'età per procreare. Come l'ebreo medievale faceva usura, guadagnando senza lavorare e così rubava il tempo che apparteneva solo a Dio, allo stesso modo queste donne sfruttavano il piacere del corpo senza produrre.Dimostra un grande amore per il Rinascimento e al medesimo tempo lo vede come luogo di scontro tra il filosofo, il mago, l'inquisitore e la strega: i filosofi maghi del Rinascimento come Pico della Mirandola, e anche Giordano Bruno, hanno separato nettamente magia bianca e magia nera, quella «buona» dalla «cattiva», impedendo in questo modo una continuità tra un sapere popolare, prevalentemente femminile, e un sapere «alto», che in questo modo si è difeso. Qual è la loro responsabilità?Certo che guardo al Rinascimento con ammirazione, ma, come dice Walter Benjamin, non esiste un documento di cultura che non sia allo stesso tempo un documento di barbarie. Penso che la barbarie propria del Rinascimento sia rappresentata dalla caccia alle streghe. Nei confronti cioè di quelle donne rimaste al di fuori del sapere egemonico ed escluse da esso. I filosofi come Pico della Mirandola e Agrippa, sapendo qual era lo statuto della magia, hanno saputo difendersi, facendo una critica dura e precisa alla pratica della stregoneria. Eppure essi al medesimo tempo hanno utilizzato le stesse pratiche. La differenza stava nella loro capacità di dire in che senso erano fondate le loro pratiche e invece quelle della stregoneria erano da condannare. I filosofi sapevano, in linea di massima, come difendersi dall'Inquisizione, mentre erano le donne accusate di stregoneria che non avevano avuto la capacità di esprimere il senso e il valore di quello che facevano: una capacità discorsiva che le avrebbe salvate dal rogo. In questo consiste la responsabilità della cultura «alta»: questi filosofi, per salvarsi, hanno condannato le pratiche di stregoneria e in questo modo hanno indirettamente condannato quelle donne, che usavano tali pratiche. Eppure le pratiche che essi adoperavano erano simili, ma giustificate discorsivamente.Tocca anche il problema del male. Nel caso delle streghe lo mostra legato a una erotizzazione diffusa, a una sessualità eccedente la procreazione, al legame tra donna vecchia e godimento.Tocco il problema del male, che in qualche modo rappresenta la preoccupazione sia del Medioevo come del Rinascimento. Questo è vero anche per la tradizione ebraica: dal Medioevo in poi il problema che ad esempio si poneva la cabala era «de unde mallum»? E a me sembra che il male nel Rinascimento abbia preso la figura ossessionante della libera e improduttiva sessualità delle donne. Questa eccedenza del godimento, attribuita alla strega, penso che sia un elemento dell'immaginario, che, anche se non con quella forza, è ancora vivo nella nostra società. Ad esempio l'esistenza dell'aids è interpretata come segno del castigo per una sessualità oscena, improduttiva, che prescinde dalla questione della procreazione. A me pare che la lezione che possiamo trarre dal Rinascimento e dalla sua barbarie sia che la barbarie non è lontana da noi. Lo abbiamo visto nella Seconda guerra mondiale con la «soluzione finale»: attraverso questo filtro possiamo capire che cosa sia avvenuto nel Rinascimento. Ruanda, Cambogia e Iraq continuano a parlarci della allergia nei confronti dell'altro, sia nero, ebreo, indigeno o donna. E' per questo che il lavoro della memoria è così importante: riuscire, come dice Derrida, a fare della memoria non un problema del passato, ma dell'avvenire.E oggi? Il patto dominante tra donne e uomini sembra essere quello che le donne nella vita pubblica diventino eguali agli uomini. Ciò tranquillizza gli uomini, che sanno le regole di questo gioco. Più provocatoria la valorizzazione della differenza femminile, che può facilmente scivolare oltre un limite, al di là del quale gli uomini l'avvertono come una minaccia. Cosa potrebbe dire dell'oggi a partire dalle analisi del suo libro? Mi sembra che la battaglia non l'abbiamo ancora vinta. Adesso, anche se in teoria gli uomini accettano la liberazione della donna, la libertà femminile continua a essere una minaccia per la mascolinità. Io posso parlare dal punto di vista dell'America Latina - abito in Messico - e non da quello dell'Europa, dove la liberazione ha avuto altre caratteristiche. Ma direi che anche in Italia o in Francia una donna deve ancora lottare per poter essere una donna libera e allo stesso tempo avere un rapporto di felice eguaglianza con gli uomini.

TRATTO DA http://www.ecologiasociale.org/pg/dum_fem_streghe5.html

LE DONNE NEL MEDIOEVO IN EUROPA

EUROPA

Le condizioni della donna nella società medievale non erano certo invidiabili, come si può capire da una frase di S.Tommaso d'Aquino, uno dei maggiori filosofi cristiani del 1200: <<>>.

La donna era sottoposta alle famose tre obbedienze (padre, marito, figlio), ma poteva anche essere sottomessa al fratello, al cognato o, in mancanza di altri parenti maschi, al duca o allo stesso re. Insomma, era e bisognosa di protezione e di guida per tutta la vita! Come se ciò non bastasse, alcuni "intellettuali" del tempo discutevano "dottamente" su un problema che oggi può soltanto farci ridere:<<>>.

Anche per la Chiesa medioevale la donna è inferiore all' uomo, perchè è un essere debole; deve quindi essere sottomessa all'uomo che ha il compito di guidarla e proteggerla. <<>> dice S.Paolo. I monaci vedono nella donna un inviato di Satana che tenta e seduce l'uomo con la sua bellezza soltanto apparente. << La bellezza fisica non va al di là della pelle.- Proclama Ottone, abate di Cluny nel X secolo,-Se gli uomini vedessero che c'é sotto la pelle, la vista delle donne farebbe loro mancare il cuore. Quando noi non possiamo toccare con la punta del dito uno sputo o dello sterco, come possiamo desiderare di abbracciare questo sacco di escrementi? -. Tuttavia è nel Medioevo che si afferma il culto della Madonna, ed è nel Medioevo che la poesia cortese celebra la donna come modello di perfezione. Ma forse, proprio per questo, le donne reali sono respinte ai margini o appena tollerate perchè necessarie alla conservazione della specie umana nel mondo...e delle provviste in casa.

Eppure, nonostante quei pregiudizi diffusi e ricorrenti, che per ovvi motivi non possiamo che respingere, nella vita di tutti i giorni le cose, per le donne,non andavano così male. Infatti, se era vero che la legge consentiva al marito di battere la moglie "per una buona ragione", era altrettanto vero che le donne svolgevano numerose attività a fianco degli uomini o anche per conto proprio, dall' agricoltura al commercio e all' artigianato: numerose fattorie o botteghe, ad esempio, erano gestite dalle donne, e fu proprio una compagnia di "setaiole" che per prima introdusse in Inghilterra l'arte di filare e tessere la seta.

Nell' aristocrazia e nelle classi più abbienti la posizione sociale della donna era di tutto rispetto; erano le donne, ad esempio, le protagoniste assolute della poesia amorosa e, sotto questo profilo, venivano riconosciute superiori all'uomo.

Un ruolo molto importante rivestivano le donne nella società dei Normanni. Come altrove, i matrimoni venivano combinati dai genitori, ma le donne avevano la facoltà di rifiutare la scelta che veniva loro proposta e di sposarsi contro la volontà dei familiari: ma in questo caso, il marito veniva dichiarato fuori legge e poteva essere anche ucciso dai familiari della fanciulla "ribelle"! Sia l'una che l'altro dei due coniugi poteva chiedere il divorzio, ma se lui non aveva motivazioni valide per ottenere lo scioglimento del matrimonio, anche qui interveniveno i parenti di lei, che potevano anche ucciderlo!

Oltre a partecipare ai banchetti e alle conversazioni degli uomini, la donna doveva essere interpellata sulle decisioni che il marito intendeva prendere; all'atto delle nozze diventava padrona di un terzo di quanto possedeva il marito e dopo vent'anni aveva diritto alla metà del patrimonio familiare.

Le Normanne potevano considerarsi privilegiate. Forse non è un caso se i primi stati europei a concedere il diritto di voto anche alle donne furono gli "eredi" dei Vikinghi: Finlandia (1906), Norvegia (1907), Danimarca. E' un fatto veramente significativo: basta ricordare che l'Inghilterra, gli Stati Uniti e la Francia, dove sarebbero scoppiate le grandi rivoluzioni democratiche del 1600 e 1700, riconobbero tale diritto solo più tardi; nel 1918 in Inghilterra e nel 1920 negli Stati Uniti. La Francia, addirittura soltanto nel 1945; un anno dopo le donne furono ammesse a votare per la prima volta anche nel nostro Paese.

Nel Medioevo si diffuse la "caccia alle streghe" : con estrema severità ed energia i tribunali vollero estirpare superstizioni e residui di antichi culti pagani, ancora vivi nelle campagne, e ogni manifestazione di magia e stregoneria. Come già detto, nel periodo medioevale si perseguitarono le streghe, e l'accanimento contro di esse continuò nel tempo della Controriforma. Venivano accusate di stringere patti con il diavolo, di operare incantesimi e malefici, di succhiare il sangue dei bambini provocandone la morte, di partecipare al sabba (una riunione notturna culminante nell' adorazione del demonio sottoforma di caprone).

Bastava una denuncia anonima o anche solo la "pubblica voce" che indicava qualcuna come strega per farla convocare in Tribunale, dagli inquisitori. Gli interrogatori erano condotti in modo da confondere e spaventare i testimoni e le accusate. L'isolamento nel carcere, i maltrattamenti e le torture spezzavano la resistenza delle disgraziate che finivano per "confessare" i loro rapporti con il demonio e altre colpe mai commesse. Altre torture le costringevano a "rivelare" i nomi dei "complici" e un processo innescava l'altro.

La caccia alle streghe, violentissima tra '500 e '600, e condotta tanto dai cattolici che dai protestanti, si prolungò fino alla metà del '700: è uno dei più tragici capitoli della storia dell'intolleranza religiosa. Si parla di 100.000 persone trascinate dinanzi ai tribunali e di 60.000 condannate a morte e giustiziate in quell' arco di tempo. Venivano perseguitati anche gli uomini, ma si riteneva che le donne fossero più deboli e inclini al peccato di essi e quindi più facile preda del diavolo. Le attività consuete delle donne, accanto alle pentole in cucina o al capezzale dei malati in veste di infermiere, alimentavano l'idea che esse potessero anche preparare, con le erbe e altri ingredienti, filtri malefici e unguenti capaci di uccidere anziché di guarire. Ed è probabile che alcune donne, divenute note nei loro villaggi come , si convincessero effettivamente di possedere poteri magici, nascosti.

TRATTO DA http://www.liceovoltacomo.it/ipertesti/donna/medioe.html

SETIRIA

SETIRIA ERA UNA STREGA MA ERA SOPRATTUTTO UNA DONNA...